Fenomenologia del tormentone estivo.


È d’uopo una premessa. L’ho capito eh che non c’è più anima viva, che siete tutti in giro, che siete tutti in ferie. Ed è inutile che vi comprate anche gli smartphone, non vi crede nessuno. Può anche darsi che siete lì, davanti al monitor, catatonici, ad aggiornare il count-down dei giorni che mancano alle ferie, oppure fissate il ventilatore che oscilla a destra e poi a sinistra, a destra e poi a sinistra. Ma vi capisco. Il web fa tanto autunno/inverno. Quando fuori piove e fa freddo ha un senso, ma poi? Vi capisco e fra un po’ vi metto su le repliche dell’Eredità e vado in ferie pure io. Tanto alla Ghigliottina non si indovina lo stesso.

Si sta fuori ché si sta meglio, d’estate. Cambiano gli oroscopi, che si infarciscono di incontri inaspettati, serate hot, bisogno di relax. Cambia la musica. Mettiamo da parte la nostra intransigenza e le nostre cuffiette dell’inverno e ci facciamo travolgere da festival, parchi, concerti, dj-set. Dai tormentoni estivi. Puoi non vedere la tv, puoi non avere la radio. Puoi vivere felice la tua esistenza fatta di dischi scelti con cura. Ma d’estate non puoi esimerti dal sentire almeno una volta il tormentone estivo. Non c’è una giuria, non c’è un criterio. A maggio fa capolino una canzone che spesso spicca per inascoltabilità e poi ecco che ti diventa il tormentone dell’estate. È triste ammettere che ricorderemo l’estate che apre la decade degli anni dieci per la Danza Kuduro. A me dispiace, credo anche a voi.

Il tormentone, si sa, non è mai una canzone che segna la storia della musica. Di solito sono ritmi vivaci, freschi, molto banali. Fatto sta che, volenti o nolenti, a suon di tormentoni succede di tutto. Capita di ascoltarlo anni dopo e di ricordare esattamente cosa si faceva, con chi si era, dove si era in vacanza. Anche se ci faceva schifo. Mancaroni per estati andate via così, come gli anni, veloci. Le prime cotte, le prime notti in discoteca, i primi viaggi da soli con gli amici. Provateci. Andate qui e scorrete le estati passate, ognuna cadenzata a ritmo di tormentone. Vi ricorderete che estate era. Vi accorgerete anche che non è perché si invecchia, non è nemmeno la nostalgia. Non si tratta del classico oh tempora oh mores, è proprio che con gli anni la natura del tormentone è andata peggiorando. Chiaro, anche prima c’era qualche scivolone, tipo un Gioca jouer dell’81 che ammorba ancora tanti villaggi turistici, e anche Abbronzatissima per quanto ci piaccia il vintage non è questa canzone sublime.

Ma volete mettere un Sapore di sale? E la chiamano estate di Bruno Martino? Pazza idea, Un’estate al mare, Lamette? E per gli amanti del trash, YMCA, Tomorrow di Amanda Lear? Insomma un sacco di roba che adesso ci sogniamo. Innamoratevi voi a ritmo di Aserejé, di Papi Chulo, di Dragostea din tei o della Danza Kuduro.

Mettete due sedicenni che in un’afosa serata dell’estate del 1969 hanno appena messo 100 lire nel juke-box per tubare cullati da Acqua azzurra, acqua chiara e invece si ritrovano improvvisamente uscire dalle casse Chihuahua. Quante coppie non si sarebbero mai innamorate? Magari i nostri genitori non si sarebbero conosciuti e noi non saremmo neanche nati. Un giorno potremo dire che è colpa della Danza Kuduro se la razza umana si è estinta. E loro, quelli del futuro oppure gli alieni, capiranno.