Nouvelle Vague. 


C’è sempre una sorta di piacevole malinconia nel riporre maglioni e cappotti nell’armadio, quando arriva l’estate. Si sa che qualche mese dopo li si ritirerà fuori dal cellophane e li si ritroverà come li avevamo lasciati. Qualcuno sarà decisamente infeltrito, qualcun altro avrà fatto il suo tempo e per un paio si rinnoverà il nostro amore, lasciato da parte o quasi dimenticato. Come quando si rincontra una vecchia fiamma. Quando ad agosto in edicola escono i malloppi dedicati alla moda autunno inverno viene quasi voglia di circondarsi di lane pesanti e sciarpe, anche se siamo in costume sotto l’ombrellone.

I Nouvelle Vague lo rendono possibile, senza aspettare novembre. Quando la luce ci acceca e abbiamo voglia di musica leggera, dondolante arrivano loro. Ogni tanto ascolteremmo un po’ di Joy Division, di Depeche Mode, ma non appena si mettono su si capisce l’anacronismo. Le stanze vuote e la cupezza della new wave anni ’80 poco si addicono alle giornate di sole abbacinante e ai granelli di sabbia intrappolati tra le dita dei piedi. 


Facciamo che i Nouvelle Vague ti fanno togliere questo sfizio. È come se facessero pesare meno quel cardigan di lana norvegese che d’inverno è la tua coperta di Linus. Come se smettesse di scaldare così tanto e lo potessi mettere ogni volta che vuoi, anche il dieci di agosto.

I Nouvelle Vague prendono i pezzi più e meno noti della new wave e del punk anni ’80 e lo trasformano in pezzi simil lounge-bossanova. Fade to grey, Master&servant, So lonely, Love will tear us apart, Guns of Brixton, sono tutte trasformate in qualcosa di leggero, impalpabile, sussurrato.

L’idea è nata nel 2004 nella testa di Marc Collin e Olivier Libaux, molto conosciuti nella scena elettronica francese. Il primo disco, Nouvelle Vague, è entrato quasi subito in compilation e must di riviste e dj influenti. Il momento era quello giusto, lounge music, ritmi lenti e bossanova coronavano l’estate e piacevano un po’ a tutti.

Si fa presto poi, se si rimane a fare “la cover band” seppur di lusso, ad essere additati di ripetitività e di abuso di un giochetto che la prima volta ha funzionato fin troppo bene. In effetti, gli altri dischi ripercorrono il primo, in idee e contenuti, anche se si riscontrano una maggior ricerca nella scelta dei pezzi e collaborazioni di livello. Attualmente sono in tour e sabato 9 luglio toccano l’Italia sbarcando al Sherwood Festival, a Padova. L’occasione giusta per gustarseli dal vivo e per sentire il nuovo disco del gruppo, Version Francaise, che sposta l’attenzione su un territorio leggermente diverso rispetto ai dischi precedenti, la new wave francese degli anni ’70.


Il bello dei Nouvelle Vague è che non si deve entrare troppo nella questione. È roba leggera, per serate leggere. Per questo luglio e questo agosto che arriva. Per le serate pigre e per le foto che fate con gli occhi quando siete in vacanza e quel mare dovete farlo durare più che potete. Ci fanno mettere il nostro maglione preferito, senza sentire che pizzica la pelle. Che volete di più?