Jonathan Clancy.

Quando tutto diventa etichetta e si scioglie nel tempo di una stagione, serve trovare persone che tengano le cose ferme, così se magari capita di perderle un po’ sanno dirti dove sono. Jonathan Clancy è una di queste.

Già Settlefish, oggi porta con sé due progetti paralleli e molto vivi, A Classic Education e His Clancyness. In entrambi si sentono i rimandi e l’assoluta predilezione nei confronti di sonorità e atmosfere per così dire retrò. «Siamo tutti appassionati di musica – fa notare Jonathan – e magari idealmente ritorniamo a quell’idea di canzone perfetta, con il giusto equilibrio di pop e sperimentazione. Zombies, Joe Meek di sicuro ci hanno influenzato, ma non vorrei che fossimo visti come dei nostalgici. Insomma, una bella canzone è senza tempo».

Nostalgici o no, i progetti di Clancy fanno subito venire in mente gli US, forse perché spesso può capitare di trovarli da quelle parti. Anche l’ultimo ep degli Ace, Hey There Strangers, è stato registrato a New York. L’Italia vi sta stretta? «Non ci sta stretta! Però è vero che abbiamo suonato poco in Italia, magari preferendo l’estero. Purtroppo unire la musica e i nostri lavori spesso non è facile. Adesso stiamo cercando di compensare. In Italia questo è un bel momento, ci sono molti gruppi interessanti come Buzz Aldrin, Vermillion Sands, Movie Star Junkies, Welcome Back Sailors, Be Forest, Death in Plains. In italiano, gli Altro».


Tutto diventa etichetta, dicevamo. Una sera abbondante Campari, volevo capire il perché di questo recente focus on indie. Cosa voleva dire. Volevo capire se fosse l’ennesima moda da grande magazzino o qualcosa di diverso. Il malcapitato che discuteva con me e i miei Campari, stremato, mi ha detto ecco, Jonathan Clancy è indie. Quando glielo ho detto, Jonathan ha sorriso e mi ha detto che forse i bevuti quella sera erano due. «Non so cosa voglia dire essere indie oggi. Ho una visione americana e penso subito a Pavement, Sonic Youth, Modest Mouse. Indie è, era sperimentazione, mescolare musica e arte, suonare tanto in giro per locali e club. Per me indie è solo una maniera di fare le cose meno artificiale e più genuina. Oggi mi sembra una parola senza senso, a meno che tu non sia un nostalgico come me e quando la senti tiri fuori il vinile dei Guided by Voices».
Questa attenzione all’arte, ai dettagli delle cose fatte à l’ancienne, si vede in tutto il lavoro degli Ace e His Clancyness. L’artwork dei dischi è affidato ad Ester Grossi, un’artista bolognese che adorano. Emerge l’idea di bell’oggetto, come le magliette, curatissime, le foto di Giulia Mazza (membro del gruppo e vecchia conoscenza di Cosebelle), i supporti come il vinile e persino il tape a tiratura limitata per l’ultimo di His Clancyness, Always Mist. L’atmosfera vintage si vede anche nello stile. «Ci piace girare per mercatini, negozietti dove si spende poco, si compra molto e si guarda ancora di più. Il feticcio? il vintage, soprattutto le scarpe e le camicie».