La Blogotheque.

Ognuno ha i suoi pallini. Alessandro Manzoni aveva quello per la storia, Luchino Visconti quello per il gelato al limone, Red Ronnie quello di bannare le persone dai social network. Insomma, ognuno c’ha i suoi. Da brava, ce l’ho pure io. E i pallini sono punti deboli, fianchi scoperti alla mercé di tutti quelli che, una volta intuiti, possono pigliarti bellamente in giro. Da brava Tafazzi, lo spiattello. Il mio pallino è Parigi. Vien fuori Parigi e io sorrido già, come quando a quindici anni qualcuno parla del tipo che ti piace. Vien fuori Parigi e io fingo indifferenza e noncuranza, ma non ce la faccio. La tiro fuori anche io, Parigi, e fingo di farlo casualmente, come se avessi potuto tirar fuori una qualsiasi città dislocata nel globo. Non ci casca nessuno. Da brava innamorata quindicenne ci sono stata per un po’ e una volta tornata a casa non ho fatto altro che parlare di lei e i miei amici lo sanno che è stato davvero così, che ho veramente fracassato tutto quello che si poteva fracassare con i miei racconti sulla ville lumière. Che ci volete fare, c’est l’amour.

Mica è facile tornarsene a casa e poi non pensare che la primavera rende tutti più belli, anche lei. Mica è facile star qui e non resistere alla voglia di andarsi a perdere verso qualche parte, senza una meta precisa, ché tanto lì è tutto più bello e pieno di luce. No, non è facile. Quando capita che qui piove o che mi vengono gli attacchi di malinconia, guardo le foto come una quindicenne inebetita da un amore finito, ascolto Francoise Hardy, leggo Libération o guardo Blogotheque.net. Qui artisti di strada, musicisti più o meno noti performano per vie, giardini e locali di Parigi. Qualcuno fa il furbo e bisogna andarlo a beccare dalle sue parti, ma quasi tutti scendono dal palcoscenico o escono dalle sale di registrazione per confondersi tra i tanti gruppi che ogni giorno suonano davanti ad un cappello in giro per la città. Mentre cammini placido per la strada mica te li aspetti i !!!, i Rem, i Notwist, Aloe Blacc o Yann Tiersen. E quello è Iron&Wine, quelli dentro l’ascensore sono gli Arcade Fire al gran completo.

Li trovi fuori da una metropolitana, dentro un ristorante, in un negozietto vintage, da un fruttivendolo, nel backstage dell’Olympia. Poi capita anche che quelli di Blogotheque prendono e se ne vanno a NY per presentare i pezzi del nuovo disco dei Beirut o a San Francisco per gli Stars che mentre bevono un whisky doppio on the rocks intonano un po’ di pezzi, tranquilli, al bar. L’idea è la stessa di Pronti al peggio, versione nostrana del concert a emporter francese che ha dato il la. La qualità del video spazia da una roba super con montaggio e finezze varie alla ripresa col telefonino, ma l’idea e la musica ci sono. E questo basta.

La cosa bella è che mentre tutto questo accade, mentre questi se la suonano e se la cantano, attorno rimane tutto tranquillo. Chi sta mangiando continua a mangiare, chi sta parlando continua a parlare. Magari capita che qualcuno osservi interessato, ma senza quei curiosi dei rallentamenti della corsia opposta dell’autostrada quando c’è un incidente. Toh, se ti capitano i !!! alle sette di sera fuori dalla metropolitana può essere che ti fermi e che sorridi e che batti le mani e molli la valigetta col laptop, ma ci mancherebbe pure che non lo facessi, eh.

E poi oggi la Blogotheque si rinnova. Cambia, sarà diversa. Non so dirvi come, c’è il countdown e lo saprò quando lo saprete voi, come sarà. Lo sapremo alle quattro e mezza di oggi pomeriggio. Sarò innamorata, sarò quello che volete, però io un’occhiata gliela darei.