Charlotte Gainsbourg.

Ci sono delle volte in cui ti convinci che basta poco. Quelle sono le volte in cui metti un pullover slabbrato e magari anche un po’ vecchiotto, dei jeans e un paio di ballerine. Non ti pettini neppure, raccogli i capelli in un crocchio, tralasciando qualche ciuffo che scende scomposto. Non metti nemmeno un filo di trucco, ché tanto hai deciso che basta poco. Manco ti guardi allo specchio, chiudi la porta. Scendi così, per fare la spesa o qualche commissione. Pensi che tutto sommato la classe è proprio questa, portare la trasandatezza con disinvoltura. Cammini felice, con passi ampi ed eleganti, nascondendo le tue trasandate occhiaie dietro ad un paio di occhiali da sole. Vai al supermercato e con il tuo cestino scegli distratta frutta e verdura. L’incantesimo finisce quando passi davanti ad una di quelle colonne specchiate che ogni grande magazzino cela tra i pacchi di pasta e merendine. Quell’immagine mentale chic-trasandata-disinvolta-distratta si materializza nel più realistico riflesso di una pazza-spettinata-dimessa. Insomma, ‘na gattara.

Mica tutte sono Charlotte Gainsbourg. Mica tutte sono figlie di Jane Birkin e di Serge Gainsbourg. Mica tutte iniziano a truccarsi a quarantanni. È inutile fare le trasandate con disinvoltura, certe cose bisogna lasciarle fare a chi lo sa fare per genetica. I pullover slabbrati lasciateli a lei. O alle gattare. Charlotte Gainsbourg è una e doppia. Cantante e attrice, francese e inglese, ribelle e riservata, conformista e anticonformista, icona di stile e semplice. Al prossimo festival di Cannes la vedremo assieme a Kirsten Dunst in Melancholia, il nuovo film di Lars von Trier che l’aveva già diretta ne l’Antichrist, per cui proprio a Cannes ha vinto nel 2009 il premio come miglior attrice. Solo una con la sua classe può uscire indenne e pure con un premio in mano da una scena di sesso lunga un quarto d’ora con Willem Dafoe.
Charlotte sembra avere occhio per le collaborazioni. Già nel 2006, in 5:55, il suo secondo disco, la accompagnano Air, Jarvis Cocker e il produttore dei Radiohead, Nigel Godrich. Nell’ultimo disco, IRM, uscito nel 2009, passava da quelle parti Beck. Quattordici pezzi eterogenei, dove si passa dall’inglese al francese, dal pop ad atmosfere più cupe, dalla chitarra acustica ai suoni più elettronici. Dopotutto da una collaborazione con Beck non può venire fuori roba lineare, andando con lo zoppo non si può far altro che imparare a zoppicare. Unico neo, qualche sussurrata può ricordare la Première Dame, ma giusto il tempo di un attimo.

Poi vabbè, se Hermès a tua madre ha dedicato una delle sue borse più famose, ovvio che prima o poi qualche amico ti chiederà di fare da testimonial. È così che Charlotte, anche se non ha mai indossato un profumo e preferisce ricordare l’odore dei capelli dello zio e delle Gitanes del padre Serge, diventa il volto della nuova fragranza di Balenciaga. Il tentativo -riuscito- di rilancio del marchio, affidato alle mani dell’amico Nicolas Ghesquière, era già passato per Charlotte, che era stata scelta da Nicolas per rappresentare la collezione Balenciaga a/i 2008-2009. Chi meglio di lei, d’altronde, che mette jeans skinny e una canotta slavata e senza trucco se ne va in prima fila alle sfilate. Le stesse sfilate per cui tapini fescion bloggher studiano notti intere il miglior outfit per colpire dagli spalti nel segno. Non c’è niente da fare, Charlotte ha ghiandole esocrine che secernono allure. E noi ce ne stiamo spettinate, al supermarket, a rosicare, con un ciuffo di ravanelli in mano. Intanto, almeno, ascoltatevi questa.