These boots are made for walkin’. Nancy Sinatra. 

I pranzi del dì di festa sono impegnativi. Sono lunghi, estenuanti. Non si capisce perché se di solito si mangia come delle persone normali quel giorno il tuo stomaco deve improvvisarsi capace di contenere svariati antipasti, un paio di primi, plurimi contorni e molteplici tipologie di animali cotti al forno. E dolce-caffè-ammazzacaffè. I pranzi del dì di festa sono anche antropologicamente curiosi, soprattutto se si aiuta la propria digestione con una generosa annaffiata di vino quello buono delle feste. Complice la pesantezza, rimani lì, seduta a tavola, imbambolata a osservare la zia che partecipa ai pranzi una volta l’anno e vuole essere aggiornata sui progressi della vita di ciascun commensale, la prozia che si incazza col genero e la nuora che guarda in alto, invocando protezione divina, per non litigare con la suocera. Poi c’è lo sguardo sconsolato dello zio che non trova pace perché la cuoca di turno non ha ancora seguito il suo preziosissimo consiglio di usare il nebbiolo e non il montepulciano per insaporire l’arrosto e la nonna che per poco non scivola giù dalla sedia perché lei ottimizza e tra una portata e l’altra recupera un po’ del sonno arretrato.

È cercando di divincolarmi dal pranzo pasquale che accendo il mac e inizio a spulciare Asos. È in preda alla disperazione che mi affido allo shopping on-line. Mentre padre si incazza con suocera per le poche volte in cui gli ha preparato il pesce fritto nei trentacinque anni della loro relazione forzata, io premo conferma e procedo all’acquisto di un paio di stivali. Anfibi, per la precisione. Non è stagione di anfibi. Sarebbe piuttosto quella di espadrillas e infradito, ma allo sconto del 60% non si comanda. Poi si deve anche prevedere e pure qui, tra i must have, i biker boots ce lo ha detto anche Tea che funzioneranno alla grande. Per colpa dell’euforia da volpolicella dò fondo alla carta di credito. E aspetto. Non sono ancora arrivati, ma non ho dubbi che saranno un acquisto tatticissimo. D’estate con una gonna leggera e meglio ancora quest’inverno sarò debitrice del vociare di tutto il parentado in preda all’isteria iperglicemica, lo sento.

Pure Nancy Sinatra da quel ’66 e da quella canzone presa in prestito da Lee Hazlewood non è più riuscita a sfilarsi di dosso quel paio di stivali, caldo o freddo che fosse. Trovatela voi una foto della primogenita di The Voice senza stivali. E  These Boots are made for walkin’ è perfetta non solo per cadenzare le truppe dei marines in Vietnam, come colonna sonora di Full Metal Jacket o di una banalissima pubblicità. È perfetta anche sul far del tramonto, una sera d’estate quando si riesce a trovare un locale sulla spiaggia che rispetta l’indaco del cielo e il pestato che hai fra le mani e fa suonare un po’ di quelle canzoni morbide e ritmate, da ballare in costume o con una blusa leggera. Perché in fin dei conti negli anni ’60 sapevano come schiodare davvero le anche, anche quelle di legno più resistente, altroché. E a piedi scalzi sulla sabbia il pensiero andrà a quel pranzo infinito e agli stivali. Sempre che nel frattempo siano arrivati.