Anna Calvi.

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Il compagno di classe che va bene a scuola è un personaggio controverso. Di solito, quello che colleziona voti bassi lo tratta con disprezzo. A volte, più astutamente, lo sfrutta nel tentativo di copiare qualche versione di latino che lo possa salvare agli scrutini di giugno. All’inizio quello che colleziona voti bassi si approccia alla categoria dei secchioni in maniera indistinta. Sono tutti uguali, tutti sfigati, tutti intenti a disegnare quadrati sull’ipotenusa anche il giorno di Natale. Un secchione vale l’altro, basta che passi ogni tanto la versione di latino. È proprio qui che il tipo coi voti bassi capisce che i secchioni non sono intercambiabili. Ci sono quelli che prendono voti alti perché sono i cocchi del prof, quelli che hanno il culo della memoria fotografica, quelli che i genitori li pagano per ogni 8 intascato. Poi ci sono quelli che costruiscono quadrati sull’ipotenusa a Natale. Sono i peggiori, insieme ai cocchi dei prof. Sono quelli che fanno drammatiche scenate incentrate sul loro vuoto totale prima dei compiti, quelli che quando gli chiedi il risultato di un’equazione ti rispondono spazientiti che non lo sanno o addirittura te lo passano sbagliato.

Io al liceo ero una di quelle che prendeva bei voti. Prendevo bei voti però se dicevo di non essere preparata prendevo 4. Passavo periodicamente la mia versione di latino ad un’amica con l’avvertimento di cambiare un po’ le parole. Le cambiava molto, si vede, dato che io prendevo 7 e lei dal 3 al 4. Prendevo bei voti ma i secchioni li malsopportavo lo stesso. Gente che non ha mai provato il brivido di copiare una formula. Gente che aspetta attaccata alla porta l’arrivo della professoressa per chiederle se ha corretto i temi di italiano. Bisogna diffidare da chi non si è mai arrampicato su degli specchi inesistenti per spiegare le leggi di Faraday.

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Prendete Anna Calvi. Una voce spettacolare. Profonda, limpida, seducente. Una chitarra che suona come deve suonare. Nick Cave lo scorso ottobre la vuole per aprire i concerti europei dei Grinderman, Rob Ellis, vecchia conoscenza di PJ Harvey, la produce e Brian Eno la definisce «the biggest thing since Patti Smith» e fa pure i cori in Desire e Suzanne and I, due canzoni del suo primo album omonimo, uscito lo scorso gennaio. Ah sì, la BBC la inserisce in quel fantomatico gruppetto di artisti da tenere d’occhio nel 2011, il Sound of 2011. Lo stesso dove c’era il nome di James Blake.

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Anna Calvi è brava. Una che suona la chitarra più o meno da quando è nata e dichiara influenze che vanno da Jimi Hendrix alla Callas, passando per Debussy. Un disco che potrebbe tranquillamente fare da colonna sonora ad un lungometraggio di Quentin Tarantino. Le sue labbra troneggiano fiammanti sulla copertina del disco e del singolo dello scorso anno, Jazebel, cover di quell’uccellino di Edith Piaf. Anna Calvi è brava e se volete controllare, il prossimo week-end sarà sabato 9 al Locomotiv di Bologna, domenica 10 al Bronson di Ravenna e lunedì 11 al Circolo degli Artisti di Roma.

Anna Calvi è minuta e la sua chitarra è come lo zaino e le porte giganti degli sketch dei Soliti Idioti, quando fanno i bambinetti. Ha gli zigomi altissimi e occhi verdi che incantano. Ciglia che sembrano finte e nessuno sa la sua età. Uno stile elegante, sofisticato tanto che l’esclusivo Colette di Parigi l’ha ospitata per una sua performance e durante la scorsa settimana della moda parigina la direttrice uscente di Vogue Paris, Corine Roitfeld l’ha voluta per celebrare Gucci e Frida Giannini. Come se non bastasse, uomini e donne concordano sul suo talento e sulla sua bellezza.

Secondo me a Natale Anna Calvi costruiva quadrati sull’ipotenusa.