Alessandro Raina.

Facciamo così, togliamoci il pensiero e diciamo subito che Alessandro Raina non sta simpatico a tutti. Forse perché anche lui non lesina e non gira attorno alle parole. Forse perché non è banale. Forse perché è uno di quelli che mette al centro dei propri lavori l’Italia vera, che non è soltanto quella del volemose bene. L’Italia vera è fatta anche di criminali, di suicidi, di omosessualità nascosta, di moralismo tanto al chilo. Si è scomodato persino il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, accusando De Pedis, pezzo contenuto nell’ultimo album degli Amor Fou, di essere un «tentativo di dipingere in maniera romantica una vicenda brutta e criminale».

Il primo disco degli Amor Fou è La Stagione del Cannibale (2007). A maggio 2010 esce I Moralisti, secondo album della band, preceduto da un ep del 2009, Filemone e Bauci. Già dai titoli degli album si può capire che Alessandro e soci dipingono storie e scenari lontani dal banale. «Gli Amor Fou sono il risultato di due sentimenti contrastanti, il grande amore per una certa tradizione italiana e il senso di disorientamento di fronte all’impoverimento culturale del nostro Paese. Oggi manca un osservatorio per analizzare noi stessi e la realtà che ci circonda. Tutto è fagocitato e metabolizzato ad altissima velocità, anche a causa della comunicazione digitale». L’lp I Moralisti, arrivato terzo allo scorso Premio Tenco, sembra infatti avere come intento quello di creare una coscienza collettiva, senza sovrastrutture, incentrandosi soltanto sui personaggi e le loro storie. Si sente negli Amor Fou la voglia di guardare indietro per comprendere meglio dove siamo ora. Si sente il profumo di neorealismo, di nouvelle vague e della sua consapevole innocenza, di cantautorato italiano e francese anni settanta. «Amo la cultura francese perché in alcuni casi è riuscita ad elaborare un codice espressivo alto ma vicino al quotidiano. Ora sto lavorando al prossimo disco degli Amor Fou. Ascolto moltissimo Battiato e il Battisti degli anni ’70, ma ascolto molto anche Arcade Fire e Fela Kuti».

Alessandro Raina per due anni ha lavorato per la casa di moda Etro. Non capita spesso, soprattutto in Italia, che un musicista engagé entri in contatto con l’ambiente della moda, che anzi spesso viene dileggiato e osteggiato. Sarà forse anche per questo che gli Amor Fou possiedono una forte carica evocativa che passa anche attraverso la loro immagine. «Nell’ambito della musica alternativa l’Italia ha sempre adottato una visione molto provinciale dell’aspetto estetico, dimenticando che la musica è qualcosa che si ascolta e si guarda, da cui si può essere stimolati anche visivamente. Un’immagine incisiva, indipendentemente dallo stile, è peculiarità di molti grandi artisti. Negli Amor Fou abbiamo sempre cercato di essere coerenti con i nostri riferimenti, senza mai dare troppo peso al look ma considerandolo un elemento importante da curare al pari di altri dettagli. Immagine è tutto ciò che rappresenta visivamente la band, dalla disposizione sul palco, alle scenografie, ai visual».

Giacche, gilet, camicie dal taglio asciutto sono le ultime pennellate di una tela che vede gli Amor Fou e Alessandro Raina permeati di gusto retró. Infine, i cappelli. «Li amo molto. Ricordano una mascolinità austera e composta, che in altri tempi univa le classi aristocratiche e i poveri». Sembra quasi di sentirlo, l’odore di fumo stantio dei vecchi bistró di Saint Germain des Prés.