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Ognuno ha i suoi guilty pleasures. In fatto di cinema a me, per esempio, piace James Bond. Da sempre. Da quando ero una ragazzina e Sean Connery non aveva la barba. Mi piace il suo stile, l’aplomb tutto british, il carattere spavaldo e presuntuoso, il gusto per le cose belle, perfino un certo tratto maschilista ma bonario che lo vuole irresistibile agli occhi di qualunque donna.

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Quando Daniel Craig prese a vestire i panni dell’agente segreto più famoso della storia del cinema ero un pò perplessa: Daniel Craig who? What?!? Con quel suo aspetto rude da metalmeccanico, la pelle coriacea, il fisico tarchiato, l’espressione corrucciata in un broncetto perenne che manco BB, incapace di sfoderare neppure il meno malizioso dei sorrisi.

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Poi, pian piano col tempo, mi ci affezionai. Era un James Bond quasi proletario, col cervello parecchio incasinato, i muscoli corti, i tratti più da pugile clandestino irlandese che da baronetto britannico, facile all’ira, e – diciamocelo – pure un pò sfigato. Lo presi in simpatia e dunque eccomi al cinema a guardare Spectre, che si vociferi sia il film in cui Craig appenderà la licenza di uccidere al chiodo.

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Che dire, James Bond è James Bond. Non è un film da intellettuali. Due ore di azione pura, machismo sdoganato, inseguimenti improbabili, amplessi casuali, gingilli tecnologici, dirette dal bravo Sam Mendes. Menzione d’onore per la sigla, che da un paio di episodi a questa parte vale quasi da sola il prezzo del biglietto. E poi la scena iniziale, un lunghissimo piano sequenza girato durante il Dia de Los Muertos degno del miglior cinema di genere, che lascia col fiato sospeso.

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Poi che dire, la storia è sempre la stessa: i cattivi che sono come il mostro finale di un quadro di videogames (sempre più difficili da ammazzare), James che sfodera completi impeccabili e conquista la più ritrosa delle compagne, innamorandosi sempre. Un bacio e una pistola, un Martini agitato, montagne umane, inseguimenti in treno, bombe ad orologeria e Aston Martin.

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Insomma, nessuna sorpresa, solo il caro vecchio Bond. È bello che certe cose rimangano le stesse, sempre. E poi che volete, io quando sento la musica e il mirino che gira, si ferma, Bond che prende la mira, il sangue che cola, ancora m’emoziono.

Ah, e poi c’è Roma a fare da sfondo per quasi 20 minuti di film. E siccome tutti noi romani abbiamo subito per mesi chiusure al traffico e divieti di sosta ci meritiamo di verificarne il risultato.