Caro Babbo Natale, non ricordo quanti anni siano passati dal nostro ultimo scambio epistolare, dall’ultimo latte con i biscotti lasciato sul tavolo in attesa che tu arrivassi a bertelo di notte dimostrandomi così, una volta sveglia, la tua esistenza. Quest’anno le cose vanno un po’ confusamente, per la verità avrei qualcosa da chiederti: un paio di delucidazioni e un altro paio di doni che, a sensazione, mi sembrano importanti e che sono assolutamente immateriali (o quasi). Non posso certo mettermi qua, in pubblico, a domandarti queste cose, il mio numero ce l’hai e se vuoi possiamo comunicarci altrove le rispettive questioni private, in questa bella sede ti lascio solo qualche idea materiale, e magari un po’ folle, vedi tu di fare ciò che riesci, se non trovi nulla di tutto ciò passa comunque a trovarmi, non ho un camino ma se citofoni ti apro e ti preparo qualche mia specialità.

1. Il primo regalo che gradirei è un viaggio a Mosca e San Pietroburgo, sogno il Cremlino e quei grandi palazzi sovietici che si vedono nei film made in URSS degli anni ’60/’70. Immagino di perdermi nei corridoi dell’Ermitage e guardare il lungoneva Dvorkovaja da una delle sue grandi finestre per poi crollare di sindrome di Stendhal di fronte a Van Gogh, Picasso, Tiziano, Caravaggio e anche Guttuso, che pazzo d’amore ha lasciato in questo grande museo la sua amante dipinta su qualche parete per sempre. Sogno di chiudere gli occhi al Cremlino e girare su me stessa per, chessò, un minuto, poi riaprirli e vedere la piazza Rossa che danza con me, che mi sovrasta senza speranza, in una vertigine storica e viscerale.

2. Un paio di scarpe Repetto, vanno bene sia ballerine, sia Zizì, quelle che indossava Serge Gainsbourg, quelle solo apparentemente da uomo. Le trovi a Parigi, in rue de la Paix, non mi dispiacerebbero di un colore bizzarro ma se sei Babbo Natale da secoli senza che nessuno ti abbia mai sostituito sarà perché hai ottimo gusto, motivo per cui lascio a te la scelta… solo una cosa: evita quelle con i glitter, non le indosserei e finirei per deluderti inesorabilmente.

3. L’opera omnia di Bruno Munari: tutta, senza se e senza ma, che descriva un’ellisse intorno al mio albero di Natale e un cerchio stretto intorno alle giornate grigie che verranno. Ti prometto che, se me li porterai, estrarrò una a una le sue maschere di cartoncino colorato e il venerdì sera le indosserò dovunque mi capiterà di andare, come fossero uno scudo di dolcezza.

4. Un concerto dei Magnetic Fields in Italia, magari a Milano o ancor meglio sul mio divano. Io siedo volentieri a terra, lascio le luci basse e Stephin Merritt lì seduto che suona e canta. Dieci minuti o tre ore: è lo stesso.

Cover: Elenia Beretta