La passione per i tatuaggi è una di quelle cose che può capire a fondo  soltanto chi ce l’ha – questa è una condizione che vale più o meno per tutte le passioni, anche se, a dire il vero, le altre passioni solitamente sono meno definitive, meno “irreversibili”.

Di alcune passioni con il passare del tempo ci si può stancare e si può smettere. Anche con i tatuaggi si può smettere, figuriamoci, ma liberarsi dei tatuaggi è molto più impegnativo e costoso del disfarsi di una collezione di aeroplanini in miniatura o dello smettere di lavorare a maglia. La verità è che normalmente chi ha la passione dei tatuaggi non si pone il problema di smettere (fino a che non è finito lo spazio a disposizione), men che meno di “liberarsene”.  Semplicemente non è un’opzione.

Nonostante quel che può sembrare non basta avere un tatuaggio – o due, o tre, o cinque – per chiamarla “passione”. Come tutte le tendenze che sono diventate mode, fenomeno di massa e di costume, socialmente accettate (entro un certo limite), avere un tatuaggio ormai è diventato normalissimo.  È sempre  più alto il numero di persone che ha almeno un tatuaggio, al di là di sesso, etnia e classe sociale; è frequente che se ne abbiano almeno tre o quattro, la vera rarità è trovare qualcuno di giovane età che non ne abbia neanche uno. Del fatto che tutta questa popolarità abbia spesso significato scarsa qualità parleremo un’altra volta, per ora concentriamoci sulla passione.

Avere la passione è un po’ come avere una dipendenza. Significa finire di farsi fare un tatuaggio e già pensare a quello successivo. Significa stare anche ore e ore a farsi bucherellare la pelle. Spendere un sacco di soldi e non rimpiangerlo affatto. Assaporare ogni passaggio del magnifico rituale della preparazione al tatuaggio: lo schiocco dei guanti in lattice, vedere la macchinetta che viene accuratamente montata, gli aghi scartati e disposti sul tavolo di lavoro, i diversi colori dell’inchiostro versati negli appositi tappini. Sentire un brivido lungo la schiena quando finalmente il piede si poggia sul pedale e fa partire quel motorino infernale. Significa sentire il dolore, sublimarlo e farlo diventare eccitazione, endorfine, piacere. Significa non avere paura di esprimersi, comunicare un messaggio, ricordare un momento, il tempo che passa. Cambiare il proprio corpo per sempre, incuranti di quello che possono pensare gli altri. Accettare l’idea di lasciarci un segno indelebile, sottopelle.

Sottopelle parlerà di questo: di passione, simboli, icone, artisti, inchiostro e tutto quello che c’è intorno.

(Le foto le ho fatte il mese scorso alla London Tattoo Convention. Quei colori che vedete sono finiti sulla mia pelle, ovviamente.)