Per spezzare la pesantezza di queste ultime settimane di lavoro prima delle agognate vacanze, ho pensato oggi di portarvi – sotto suggerimento della splendida collega Valentina Silvestrini – nei pressi di Lanzarote. Che già è una splendida meta. Ma per aggiungere interesse, nel caso ce ne sia bisogno, l’isola più a nord delle Canarie ospita un meraviglioso giardino di cactus. E non siamo mica solo noi cosebellers a dirvi che è un bel posto! Quest’anno, infatti, “Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso, all’unanimità, di dedicare la campagna di studio, cura e divulgazione della XXVIII edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino al Jardín de Cactus di Lanzarote”.

© Andrea Rizza Goldstein

Jardín de Cactus: un po’ di storia

Inaugurato il 17 marzo 1990 nella località di Guatiza, il Jardín de Cactus iniziò ad essere studiato e creato alla fine degli anni ’70 da un artista e abitante di Lanzarote: César Manrique. Da sempre, uno dei suoi maggiori interessi è stato quello di proteggere la sua isola da uno sfruttamento turistico deleterio e di valorizzarne la bellezza arida e dura che la caratterizza. Per lavorare quindi su un rapporto tra conservazione e trasformazione del paesaggio, ha scelto come base per il suo progetto una zona vulcanica lasciata a se stessa, dopo che per diversi anni fu usata come luogo di estrazione di lapilli vulcanici (usati in agricoltura) e poi trasformata in discarica.

I terrazzamenti concentrici all’interno della cava sembrano a Manrique il posto più adatto per la sua installazione e insiste per diversi anni affinché il Cabildo di Lanzarote acquisti il terreno e lo ripulisca. Quello che l’artista riesce a creare in questo spazio è un anfiteatro naturale che ospita, sui suoi gradoni, 1.420 specie di cactus provenienti da tutto il mondo per un totale di 9.700 piante.

© Andrea Rizza Goldstein

A completare l’immensa installazione ci sono un mulino a vento perfettamente restaurato, un cactus metallico di otto metri all’ingresso del parco, e varie altre opere d’arte disperse tra le Opuntia ficus-indica, ovvero i fichi d’india – utilizzati per la produzione di cocciniglie. Se scenderete fino a raggiungere il centro del parco, troverete un giardino acquatico e un piccolo caffè per una sosta meritata e una pausa adatta alla contemplazione.