Givenchy SS2011

Givenchy – SS2011

Solo oggi, a settembre 2013, ho capito che quando nel’97 Agnelli scriveva Hai paura del buio? s’impegnava concettualmente nella prefazione di un pezzone da infilare dritto nell’album successivo, Non si esce vivi dagli anni ’80, che tra le righe avrebbe fatto sicuramente riferimento al fluo alla ribalta negli anni Dieci del secondo millennio. Non potrete darmi torto: siete tornate dalle vacanze, siamo tornate dalle vacanze, e sono sicura che tutte – proprie tutte – in spiaggia o al supermercato, in montagna o in ufficio, abbiamo beccato dell’irrimediabile e vistossimo fluo; lo stesso fluo che ha trasformato una miriade di inconsapevoli modaiole versante trash in lampioni animati a cielo aperto.

In tutta sincerità, ho smesso di essere un amante del genere “evidenziatore” passati i 12 anni ma (devo dirlo) sono rimasta una delle poche; si dà il caso, quindi, che il problema sia io. Detto questo, probabilmente ognuna di noi conserva nell’armadio con un pizzico d’orgoglio, ed al contempo un pizzico di vergogna, qualcosa di eccezionalmente eccentrico e – se vogliamo – metaforicamente fluo che ci autorizza a renderci ridicole almeno un paio di volte l’anno; tuttavia, dobbiamo riconoscere che, nello specifico caso del fluo, tra  il ricorso all’accessorio (una pochette, ottima scelta) e l’affidamento totale ad un intero outfit a tema (una tutina aderente prontaatutto/ancheaunviaggiosumarte, ad esempio) passa un mare di buon gusto. Rimane apprezzabile il coraggio delle scelte colorate, un po’ meno l’accostamento di leggings e sneakers dalle trame improbabili che dovrebbe essere definito anticostituzionale.

© George Tiedemann/Time Life Pictures, Getty Images

© George Tiedemann/ Time Life Pictures, Getty Images

Come tendenza, devo dire che i cromatismi spinti hanno dominato l’Italì in vacanza al mare e nello streetstyle. Un po’ di verde, ma non troppo; una quantità giusta di arancio, grande ritorno; giallo lemon in quantità industriale e poi – irrimediabilmente, drammaticamente – fucsia, fucsia fluo. Passi che l’estate è colore, è felicità; ma il fucsia no, il fucsia è problematico.

Lo era meno negli anni Ottanta, siamo d’accordo; quando Jane Fonda sfoggiava voglia di vivere e di tonificare, quando Cyndi Lauper voleva avere fun e Madonna non aveva ancora giurato fedeltà estrema al botox. In quegli anni, nel decennio della spallina e del mix azzardato di tessuti sintetici, il fluo se la giocava ad armi pari con dei sempiterni leitmotiv di spessore come la ciniglia ed il lurex. A distanza di qualche tempo, risorto, questo must è tornato, provato dagli anni ma reinserito con qualche escamotage (chicchissimo nell’interpretazione di Givenchy per la SS2011, un po’ meno nell’idea di Balestra per la stagione appena passata).

Renato Balestra - SS2013

Renato Balestra – SS2013

Il risultato di questa nuova e massiccia invasione è che oggi, ad estate chiusa, il fluo è diventato per me un vero e proprio tormento. Nella logica comune o – se preferite – nella mia logica, lo ritrovo associato in maniera irrimediabile ai nostalgici dell’agosto trascorso a Ibiza all’ombra del Pacha o ai nostrani trasferiti a Gallipoli in zona Samsara/Praja; e lo dico con cognizione di causa: reduce da una splendida estate nella soleggiata Puglia salentina, versante ionico, dell’invasione del fluo c’ho (decisamente) le prove. Dopo un’attenta analisi sociologica si arriva alla conclusione che il trend di stagione più rumoroso, nella sua accezione più sgargiante, si inserisce a pieno titolo nella lista delle cose che in pochi possono sfoggiare con disinvoltura e che in molti riescono a sfoggiare, invece, con un retrogusto palesemente tamarro. Il mix letale che si nasconde dietro ad un uso incauto del tema “fluo” comprende canotta aderente, scollatura a vista, orecchino importante (croce o teschio in plexiglass) e fuseaux a fantasia che lascia molto poco all’immaginazione e alla salvezza della propria anima nel giorno del giudizio universale. A corredo, l’orologio in gomma multicolor, col quadrante illuminato da strass, si intona perfettamente alla scritta che campeggia in bella vista sul davanti “Party disco, party night”, “Bimba monella”, “The Summer is magic” (Who-oh-oh). Evito di soffermarmi sulle scelte del lato maschile per le quali (ahimè) occorrerebbe scrivere un post dedicato.

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Ora, ho decisamente apprezzato lo sforzo di chi – complice il caldo, complici il fisico longilineo e le curve al posto giusto – ha indossato roba sgargiante ottenendo un certo risultato; ho apprezzato un po’ meno lo slancio delle signore che, complice la poca consapevolezza o la voglia di novità, hanno invece ricreato con delle linee più morbide l’effetto “Omino dell’ANAS” e il sempreverde effetto “Ho forato, metto il giubbetto catarifrangente visto che è obbligatorio”. Per concludere:
– Alle over 60 suggerisco di abbandonare il giallo limone in nome di un adorabile black and white;
– Al prototipo “teenager rosa shocking alla festa dell’Unità” suggerisco invece un cambio netto di linea, finché si è giovani c’è speranza;
– Alla tipologia “rimango perfetta anche infilando un accessorio arancio su un sacco dell’immondizia” va tutta la mia invidia;
– A Jane Fonda vanno i miei più sinceri complimenti.