Appena a sud (circa 30 minuti di macchina) di Las Vegas, Nevada, lungo una strada anonima (South Las Vegas Boulevard) che fiancheggia la più trafficata I-15, sbucano inaspettatamente sette torri – alte circa 10 metri – di pietre fluorescenti, come fossero dei totem psichedelici, ad illuminare il deserto: eccoci arrivati alle Seven Magic Mountains, nella Ivanpah Valley.

seven magic mountains

© Alessandra Tecla Gerevini

Seven Magic Mountains: cosa sono e da dove arrivano

Seven Magic Mountains è un’installazione creata dallo svizzero Ugo Rondinone – ormai cittadino newyorchese – e realizzata in collaborazione con il no-profit Art Production Fund, New York, e con il Nevada Museum of Art, Reno. La realizzazione del lavoro ha impegnato l’artista per cinque anni. È un esempio di Land Art – che Wikipedia sintetizza come “una forma d’arte contemporanea sorta negli Stati Uniti d’America tra il 1967 e il 1968 caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale, specie negli spazi incontaminati come deserti, laghi salati, praterie, ecc.”.

© Alessandra Tecla Gerevini

Per creare Seven magic mountains, Rondinone ha recuperato rocce – grandi quasi quanto una macchina – direttamente da una cava calcarea in Nevada. Se il materiale e l’ubicazione si sposano perfettamente con il paesaggio circostante, non si può dire la stessa cosa per i colori scelti dall’artista: rosa flou, giallo limone, argento e altri colori estremamente brillanti. Qui il contrasto è evidente e lascia spiazzato e affascinato l’osservatore.

© Alessandra Tecla Gerevini

Come spiegato sul sito del progetto, lo scopo di questo lavoro è quello di “offrire una critica creativa a simulacri moderni, come la stessa città di Las Vegas. Il luogo scelto è fisicamente e metaforicamente a metà tra il naturale e l’artificiale: il naturale espresso dalle montagne, il deserto e il Jean Dry Lake sullo sfondo; l’artificiale dall’autostrada, vicinissima, e dal costante traffico di chi è in viaggio fra Los Angeles e Las Vegas”.

Consigli e dritte per la visita a Seven magic mountains

È stata aperta al pubblico a maggio 2016. Rimarrà visibile e visitabile fino al 2018. Personalmente consiglio, se possibile, di visitarla all’alba o al tramonto, sia per la bellezza della luce in quei momenti, sia perché troverete meno persone. Rettifico, meglio l’alba. Durante la nostra visita al tramonto, abbiamo capito essere questa una meta particolarmente apprezzata da giovani fashion-blogger e lifestyle guru: il contrasto tra flou e deserto sembra funzionare benissimo come sfondo per una nuova foto profilo. E se vi sembra di averla già viste, beh è proprio la copertina di Terra, il nuovo disco delle Luci della centrale elettrica.

Mi raccomando siate consapevoli dei dintorni – è un deserto! Se avrete la fortuna di vedere tartarughe, non disturbatele ma mantenetevi a distanza; fate attenzione ai serpenti a sonagli e a quali piante potreste pestare. Portatevi acqua, indossate un cappello e spalmatevi una protezione solare. Soprattutto se deciderete anche voi di farvi scattare un servizio fotografico (che in realtà è vietato se a scopo commerciale, fyi).

© Alessandra Tecla Gerevini

(foto di Alessandra Tecla Gerevini)