Transparent è una serie tv prodotta da Amazon prime, la piattaforma di streaming sul modello Netflix che fa capo al colosso mondiale dello shopping. Nel 2014 esordisce in America e siamo già alla terza serie, pubblicata a Settembre 2016; in Italia abbiamo il solito ritardo: prime due serie disponibili su Sky Atlantic, mentre l’ultima arriverà solo nel 2017. Ogni stagione è composta da 10 episodi da 30 minuti ciascuno, la durata perfetta per un “binge watching” autunnale selvaggio.

Si tratta di una serie TV essenzialmente corale, ma con una punta di diamante assoluta: il superlativo Jeffrey Tambor (l’avete mai visto in Arrested development?) che in Transparent è un capofamiglia compassato, mite, di profonde radici ebree, docente universitario e uomo di cultura. Mort Pfefferman, questo il suo nome, ha però un segreto che svela immediatamente: si sente donna, si è sempre sentito tale e decide di svelarlo alla sua famiglia per vivere finalmente la vita che vuole. Lo comunica alla moglie, una bravissima Judith Light, e poi ai tre figli grandi, e tutto sembra andare per il meglio, ma la quotidianità e la difficile strada verso il cambiamento prendono il sopravvento. Le vicende dei singoli personaggi si intrecciano e si complicano attorno alla transizione di Mort.

Transparent è una serie diversa sulla diversità, l’accettazione e la vita, quel treno che ti investe mentre sei preoccupato di andare bene per la società che vivi. Autrice e regista la scrittrice Jill Soloway: americana, bisessuale, femminista e attivista per i diritti civili. Colei che, quando ha accettato l’Emmy award per Outstanding directing for a comedy series a Settembre 2016, ha gridato dalla felicità rivendicando non solo la sua vittoria, ma anche quella di un progetto che parla di omosessualità e transessualità senza ipocrisie.

Transparent porta al centro dell’attenzione le tematiche dei transessuali, degli omosessuali, delle persone di colore, insomma di tutte quelle minoranze che non trovano spazio ed espressione nella tv convenzionale. Ma convenzionale per chi poi? Il mondo si cambia anche nelle piccole cose e il potere comunicativo che questa serie Tv ha ne è la testimonianza. Non c’è, però, voyeurismo del diverso, ci sono piuttosto storie personali che raccontano questi nuovi eroi della società americana. Al diavolo la perfezione al quale il cinema americano ci ha abituati, al diavolo il patriarcato, una frottola che continuano a propinarci da generazioni. In Transparent il patriarcato viene distrutto a colpi di sofferenza, quella di un uomo di mezza età che affronta una transizione totale. Attorno a lui una famiglia profondamente ebrea che combatte il bigottismo e la rigidità della società pur con tutti i suoi limiti.

Maura Pfefferman Transparent

I tre figli e la moglie di Mort, lasciatemelo dire, sono egoisti e emotivamente instabili, ma non li odio, anzi. C’è un po’ della famiglia Pfefferman in tutti noi. Di sfondo la comunità LGBT, quella fittizia della narrazione e quella reale che la Soloway stessa vive nel suo privato, con tutto il suo trasporto e i suoi limiti. 


In Transparent c’è la volontà precisa di portare avanti una rivoluzione culturale necessaria: non esiste il diverso da demonizzare, esistono le individualità e ciascuna di esse è sempre in continua evoluzione.

Date una possibilità a Transparent, tuffatevi nei colori caldi della sua fotografia e lasciate che vi commuova (e succede molto spesso, fidatevi).

Cosabella
Transparent batte un primato inedito: vi toccherà il cuore già con la sigla.

Cosabrutta
Il solito ritardo con cui viene messo in onda in Italia.

Il nostro personaggio preferito
Mort Pfefferman, ovviamente, ma anche il rabbino capo della comunità, Raquel Fein, fragile e fortissima allo stesso tempo.

Consigliata per chi
Ha voglia di allargare i propri orizzonti e conoscere storie nuove mai trattate nella Tv americana prima d’ora.

Da abbinare a
Una lettura consigliata: Maggie Nelson, Gli argonauti edito da Il Saggiatore. L’autrice è una scrittrice, docente universitaria americana legata alla Soloway per l’attivismo femminista e LGBT, ma anche per semplici amicizie in comune (uno dei suoi collaboratori è Silas Howard, regista di alcuni degli episodi della seconda serie di Transparent). La sua è una biografia, ma anche un saggio sull’amore, quello con l’artista transessuale Harry Dodge, e una performance artistica. Una lezione sulla modernità che porta l’attenzione sui temi della comunità LGBT e per questo molto vicina alla scrittura di Transparent.

maura-pfefferman

Sempre sullo stesso tema:

Quando bellezza vuol dire integrazione