The Crown è una serie di 10 episodi Netflix, la prima e finora unica stagione è uscita lo scorso novembre. Ha vinto i Golden Globe 2016 come miglior serie tv drammatica e Claire Foy come miglior attrice di serie tv drammatica.

Mettiamo ordine. Io non guardo molte serie tv e iniziare serie tv con più di 3 stagioni mi dà ansia. Sono una persona ordinata quindi non ne inizio quindici, ne inizio un paio, se mi piacciono le porto avanti con una certa dedizione come si faceva con i libri delle vacanze. Ok, senza piano quotidiano scritto sul calendario. Mi piacciono le serie dove succedono delle cose, ma non troppe, dove ci sono un po’ di personaggi ma non diecimila e non serve il blocnotes visto che a una certa mi abbiocco; dove c’è dell’amore o comunque dei rapporti umani tra le persone e dove questi rapporti umani vanno generalmente meglio di come vanno nella realtà perché sennò a questo punto guardo fuori dalla finestra. The Crown risponde in maniera affermativa alla maggior parte di questi requisiti. Quindi la comincio nonostante non rispetti il requisito fondamentale legato alla serie in questione: di solito rimango abbastanza indifferente agli affari regali inglesi e ai tempestivi update di Antonio Caprarica.

Ma invece grazie The Crown!

Quella che era un’arcigna regina diventa un complicato intrico di sentimenti cui mai avevo pensato (non è che sono un’insensibile, è che non posso pensare agli intricati sentimenti di ogni creatura del globo. Certe volte fatico con i miei, veniamoci incontro). Il principe Philip, nella realtà solitamente relegato a personaggio cartonato, diventa un uomo a tutti gli effetti che deve piegarsi – come tutti in questa serie, e presumibilmente nella realtà – agli obblighi dati dalla monarchia e alla sua nuova condizione: non contare una fava in confronto alla moglie. Negli anni Cinquanta.
La sorella, Margareth, non può amare l’uomo che ama. Un Churchill maestoso, paterno, tronfio, brusco, vecchio. Tremendamente inglese. Re George VI già Colin Flirth aveva contribuito a rendercelo simpatico. Balbuzie a parte, è il padre che tutti vorremmo avere avuto, e non solo perché così saremmo stati eredi al trono.

Ma ovviamente in The Crown la protagonista è lei, Elizabeth, che passa dall’essere regina suo malgrado, a imparare a esercitare il potere, a farlo sentire agli altri e a rispettarlo a sua volta, nonostante spesso vada in direzioni opposte al cuore o quanto meno al senso pratico. Una donna che per molto tempo è sola perché in via di trasformazione, perché incompresa nelle sue decisioni (ci si aspettava forse una regina per finta, Regina madre inclusa), sottovalutata, talvolta derisa per il suo obbligo a conservare la forma in un’epoca in cui mano mano le forme vengono prese e stracciate una per una. Ma la monarchia è essenzialmente questo, e lei lo impara da subito. Poco alla volta tocca a quelli che la circondano imparare che Elisabetta II non sarà una banderuola, ma avrà lo stesso polso che le fa riparare le jeep mescolato a un amore per il marito che a volte pare quasi adolescenziale.

The Crown ti accompagna in questa consapevolezza episodio dopo episodio. Ti fa partire da una stridente e fastidiosa sensazione di bossy (lo senti che lo è, mentre la guardi) a una chiara e forte presa d’atto: she’s the boss.

the crown

Cosabella
Elisabetta che fa attendere un ospite per una sveltina. E ovviamente l’ultima frase qui sopra.

Cosabrutta
La Regina madre che per quanto ci si possa immedesimare nelle vite degli altri, si fatica un po’ a piangere con lei mentre si lagna e intanto compra un castello in Scozia per 100 sterline. ‘Nzomma, un po’ di decoro.

Consigliata per
Cool Britannier e per chi ama le serie che mettono una lente d’ingrandimento su fatti storici conosciuti solo superficialmente.

Da abbinare a
Un tè caldo, perfetto sul divano, sotto la copertina e degli Scones tiepidini, il “dolce” preferito della Regina (anche da questo si capiscono tante cose, direte voi).