Mindhunter è la nuova serie originale Netflix, ideata da Joe Penhall, prodotta e parzialmente diretta (quattro episodi su dieci) da David Fincher in persona.

Ambientata negli anni ’70, una strana coppia di agenti dell’FBI, Holden Ford (interpretato da Jonathan Groff, che abbiamo già visto in Glee e Looking) e Bill Tench (Holt McCallany) sviluppa e introduce una nuova metodologia di studio nel dipartimento di scienze comportamentali del Bureau: una ricerca basata sui confronti faccia a faccia con i pericolosi criminali già assicurati alla giustizia, colpevoli di omicidi multipli e pratiche particolarmente perverse. La definizione noi la conosciamo bene, ma è proprio grazie al loro lavoro che li chiamiamo così: i serial killer.

Mindhunter

Mindhunter  è il Criminal Profiling che abbiamo imparato a conoscere in mille film e serie TV negli ultimi decenni, nel momento della sua nascita. Il momento in cui ci si rende conto che questi psicopatici in carcere non debbano necessariamente essere un peso per la società e per lo Stato, ma possono diventare una risorsa molto preziosa: intervistarli, analizzarli, addentrarsi nell’abisso della mente umana e delle loro pulsioni e perversioni per capire, catalogare, definire, interpretare, affinché queste conoscenze siano poi d’aiuto alle forze dell’ordine, nelle future indagini e negli interrogatori.

Ma quando ti trovi faccia a faccia con un mostro, non sai mai quello che può succederti.

Mindhunter

La passione di David Fincher per i serial killer va avanti da molto tempo. In Se7en (1995) abbiamo avuto un thriller carico di tensione e colpi di scena; nell’ingiustamente sottovalutato Zodiac (2007) abbiamo un’interpretazione atipica (per il grande schermo) e sofisticata, quasi un reportage sul Killer dello Zodiaco, che ha terrorizzato la zona di San Francisco tra il 1969 e il 1970. Con Mindhunter, David Fincher continua ad esplorare la questione in modo ancora diverso, perché nulla è convenzionale: non c’è azione, non c’è suspance, non c’è tensione, se non quella creata dai racconti dei vari “mostri”, eppure la potenza narrativa di questa serie rimane eccezionale.

Per la cronaca, una seconda stagione è stata confermata ancora prima del rilascio della prima. Just sayin’.

 

Mindhunter

Cosabella: come sempre più spesso accade nelle nuove serie, una colonna sonora spaziale, per immergersi completamente nel mood Seventies.

Cosabrutta: il ritmo, se siete il tipo che cerca l’azione a tutti i costi.

Il nostro personaggio preferito: Ed Kemper, il gigante, interpretato in modo monumentale da Cameron Britton. Quando avrete finito, fatevi venire i brividi con le interviste al vero Kemper qui.

Consigliata per: gli amanti di David Fincher in generale; per quelli che hanno visto così tanta roba sui serial killer che sgamano sempre il colpevole nei primi dieci minuti.

Da abbinare con: il libro da cui tutto è iniziato. La figura di Holden Ford è ispirata a quella di uno dei primissimi profiler dell’FBI, John E. Douglas, la serie si ispira al suo libro Mind Hunter: Inside The FBI’s Elite Serial Crime Unit.