Siamo orgogliose di annunciarvi che Cosebelle Magazine sarà media partner della seconda edizione di Senza Rossetto, un progetto che ha scelto di raccontare in maniera contemporanea le donne e gli stereotipi che affrontano quotidianamente. Narrazione contemporanea perché il tutto avviene tramite podcast, ma soprattutto perché sono le donne stesse a narrarsi tramite la voce delle migliori scrittrici italiane. Un esercizio di confronto e analisi sociale imperdibile. L’idea è di Giulia Cuter e Giulia Perona, entrambe esperte di comunicazione nel mondo editoriale e storytelling, che l’anno scorso hanno scelto di iniziare questa avventura e celebrare i 70 anni del primo voto delle donne (2 giugno 1946), per raccontare la figura femminile ieri e oggi.

Giulia Cuter e Giulia Perona di Senza Rossetto

Il successo è stato grande e l’urgenza di aggiungere nuove storie e nuove esperienze è stata tale da rendere necessaria una seconda serie che inizierà proprio questo 2 giugno. Per ogni puntata un tema, una scrittrice protagonista e un suo racconto, a seguire approfondimento e riflessioni. Tema e racconto saranno online pronte da ascoltare su Querty.it, approfondimento e riflessioni di Giulia & Giulia saranno qui su Cosebelle! Nel frattempo è attivo un crowdfunding per sostenere il progetto su Produzioni dal basso, in pochissimi giorni l’obiettivo è stato raggiunto, ma la raccolta non si ferma.

Ci facciamo raccontare da Giulia e Giulia qualche dietro le quinte di Senza Rossetto a pochi giorni dall’inizio e soprattutto riflettiamo insieme:

Perché è così importante di parlare di donne e mondo femminile?

Cosebelle: Senza Rossetto è alla sua seconda edizione, una nuova occasione per parlare di donne e degli stereotipi che la società ha cucito loro addosso. Perché, secondo voi, racconto e consapevolezza al femminile sono diventati così urgenti negli ultimi tempi?
G&G: Il dibattito sul mondo femminile è effettivamente tornato in auge negli ultimi anni ed è un tema a cui si avvicinano sempre più donne (e per fortuna anche uomini), anche quelle finora meno sensibili ai temi del femminismo. Donne dello spettacolo, della politica, dell’imprenditoria negli ultimi anni hanno fatto dell’essere femministe un aspetto centrale della loro immagine pubblica e questo ha portato molte più persone ad assumere consapevolezza del proprio genere e di cosa significhi essere donne nella società contemporanea. A noi questo sembra bellissimo, vuol dire che ogni giorno si crea sempre più consapevolezza nel modo di esprimersi e di relazionarsi fra generi, tanto da parte delle donne quanto degli uomini. Non si tratta di togliere libertà di opinione alle persone, ma capire che nel parlare alle donne, e delle donne, succede spesso che gli stereotipi o i luoghi comuni tornino ancora oggi al centro, dopo tutti gli anni di battaglie e di conquiste politiche e civili raggiunte dalle femministe nel secondo dopoguerra. Il fatto di sentirci giudicate per il nostro voler o non volere essere madri, per il nostro desiderio di carriera e di una vita sessuale libera, la difficoltà di indossare rossetto e i tacchi senza per questo essere considerate “disponibili”: sono cose che sono successe a tutte noi almeno una volta nella vita. Quindi sì, noi donne siamo più tutelate, più riconosciute, più integrate di un tempo ma non è ancora abbastanza.

Temi e protagoniste di quest’anno: avete confermato il legame con le scrittrici italiane contemporanee. Quanto può fare la letteratura per le tematiche femministe?
Abbiamo deciso di affidarci a un medium come la scrittura di fiction (o auto-fiction, nel caso di alcuni racconti) perché pensiamo che la letteratura sia ancora uno dei modi più potenti per arrivare alle persone. Secondo noi la cronaca, l’analisi, il reportage sono strumenti imprescindibili per capire e affrontare temi complessi, ma niente è in grado di “dire” come un racconto di esperienza vissuta e niente ha il potere evocativo di un testo scritto (e letto oralmente) che riesce a coinvolgerti e parlare direttamente a te che stai ascoltando. In più, anche se spesso lo trascuriamo, quello dell’editoria e della scrittura è uno degli ambienti del nostro paese in cui resistono le più grandi disparità di genere. Come spesso sentiamo dire, i lettori più forti sono donne, ma solo una percentuale molto bassa di libri pubblicati è scritta da una penna femminile. I libri di donne spesso sono meno esposti in libreria, meno distribuiti, meno letti perché relegati al “genere rosa”. Negli ultimi anni le cose sono un po’ cambiate, grazie anche a una serie di autrici, italiane e non, che si sono imposte sul mercato e all’attenzione dei lettori: pensiamo ad esempio al caso di Elena Ferrante. Ma proviamo a guardare alla lista di candidati al più importante premio letterario italiano, il Premio Strega? Ci sono sempre pochissime donne rispetto ai candidati uomini, eppure le donne scrivono e scrivono ottimi libri. Perché non partire proprio da qui?

Un libro che tutte le donne dovrebbero leggere?
Giulia Pi: direi, Gli anni di Annie Ernaux. Mi ricordo quando l’ho letto e l’effetto che ha avuto su di me: è un libro straordinario, un’autobiografia che intreccia temi fondanti per il nostro tempo, il femminismo e il consumismo. Lo consiglio sempre!
Giulia Ci: Un titolo imprescindibile della mia libreria è sicuramente Ascolta il mio cuore di Bianca Pitzorno. Penso che per quanto legga, studi e cerchi, non troverò mai nessuno che mi insegni quello che mi hanno insegnato Prisca, Elisa e Rosalba: la solidarietà, la capacità di essere se stessi e quella di ribellarsi alle ingiustizie. Alla fine i libri che leggi da bambino restano sempre.

E per chiudere la nostra domanda di rito: una cosa bella per voi?
Giulia Pi: Una cosa bella legata a Senza rossetto, sono tutte le persone che abbiamo incontrato nella prima stagione e ora, nella produzione della seconda. Con le scrittrici si è instaurato un rapporto molto bello, fatto di condivisione di esperienze, oltre che di contenuti. Invece una cosa bella in assoluto, per me, è Netflix, di cui non potrei fare a meno.
Giulia Ci: Una cosa bella per me, di questa esperienza, è stata ogni volta che raccontando il progetto qualcuno mi ha detto “Ah si è successo anche a me”. Perché ho capito che ce n’era bisogno. Una cosa bella in assoluto, i corgi. Sono i miei cani preferiti.

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L’appuntamento è per il 5 giugno su Cosebelle!