Introduzione

Siamo veramente libere dal giudizio morale sulle nostre scelte affettive e sessuali?

È la domanda che ci si pone nell’ultimo podcast di Senza Rossetto e io lo so che risponderete d’istinto con piglio deciso dicendovi che sì, siamo donne indipendenti, questo è il XXI esimo secolo e ci siamo guadagnate il diritto di essere libere. Ma la verità è che non è proprio così nella pratica. Esser donne significa crescere e maturare con un latente senso di colpa che ci hanno inculcato sin da ragazzine. Il comportarsi da signorina e chiudere quelle gambe quando hai la gonna, come racconta splendidamente nel podcast Ilaria Gaspari, ma anche il non truccarsi troppo perché altrimenti “sembri una prostituta” come potete leggere nei commenti di qualsiasi pagina Facebook o sotto qualsiasi video di una beauty guru, non fotografarti in bikini se sei una mamma, non accorciare la gonna, non mostrare alcun istinto o desiderio sessuale, non parlare di nulla che non sia associabile all’idea di “signora”. E a scrivere questi commenti non sono solo gli uomini, ma anche (e soprattutto) le donne, cresciute a pane e maschilismo e completamente dimentiche del concetto di libertà individuale, anche nelle relazioni e nella sessualità.

Non è un crimine avere uno spiccato senso del pudore, essere acqua e sapone, timide o riservate, ma è profondamente ingiusto e illogico applicare parametri restrittivi a tutte le donne, come se fosse un codice di comportamento universale e anche un piccolo sgarro di declassa allo status di donna non degna di rispetto.

Come ci si libera di questo senso di vergogna perenne, dell’istinto di esaminarsi in maniera critica e anticipare qualsiasi retropensiero altrui sul nostro aspetto o sui nostri atteggiamenti? Non è semplice, ma la letteratura ha un ruolo fondamentale in ciò e questo Podcast e le riflessioni di Ilaria Gaspari sono indicative di questo.

Non è un caso, infatti, che la lezione definitiva mi sia stata data proprio da un libro, I love Dick di Chris Kraus e la sua rivoluzione: raccontare una donna fragile, travolta dalle proprie scelte irrazionali e istintive, una donna che scopre quanto la libertà nel sesso e nelle relazioni amorose sia curativa e rigenerante.

La quarta puntata di Senza Rossetto

Ascolta “Chiudi le gambe, di Ilaria Gaspari – Senza rossetto s02e04” su Spreaker.

Il dietro le quinte

Almeno chiudi quelle gambe”. Il racconto che Ilaria Gaspari ha scritto per Senza rossetto titola così, con quella frase che ci sentiamo ripetere fin da piccole, prima per indicarci di stare composte, di comportarci da signorine e poi per ricordarci di non darla al primo che passa, al primo appuntamento.

“La transizione di significato che nella vita di una donna attraversa una frase come ‘chiudi le gambe’ – che passa da essere l’indicazione di una postura tutta fisica, a una violenta coercizione morale che sottintende una mortificazione del desiderio femminile – è un esempio perfetto della maniera nascosta e sottile, innocente direi, in cui nasce il senso di colpa.  È proprio per questo che nel racconto ho voluto usare la frase nel suo senso letterale: per riportarla al suo significato originario, e allo stesso tempo rivelarne la violenza” ci spiega Ilaria quando le chiediamo di raccontarci da dove sia nato il suo racconto, che affronta il tema delle relazioni e del rapporto con l’altro sesso.

Siamo al Salone del Libro di Torino, abbiamo appena presentato Senza rossetto allo stand della casa editrice torinese add editore e della loro bellissima libreria, la Libreria Bodoni / SpazioB. Vogliamo scattarci una foto ricordo ma, come giustamente ci fa notare Ilaria, ci manca il rossetto.

Il romanzo d’esordio di Ilaria Gaspari (Etica dell’acquario, Voland, 2015) è una storia di relazioni complicate, sentimentali ma non solo amorose, di amicizie e vecchie ossessioni: la protagonista è Gaia, una ragazza bella, egocentrica e irrimediabilmente infelice. Gaia non è mai stata quello che voleva, ma sempre quello che qualcun’altro ha voluto per lei. Dopo aver letto il suo libro abbiamo deciso che era Ilaria che volevamo per parlare di un tema così sottile e complesso in modo non scontato.

Eccoci, nel padiglione 2 del Lingotto, che sfodera dalla borsa una trousse di trucchi e mentre sceglie la tinta di rossetto più adatta alla nostra pelle e ci aiuta a truccarci ci racconta: “Sono abituata a spaccare il capello in quattro quando rifletto sul mondo e soprattutto quando scrivo. Preferisco scrivere storie senza buoni e cattivi, senza una demarcazione netta fra vittime e carnefici: non riesco, neanche volendo, ad avere una visione manichea della realtà, perché amo le sfumature. Scrivendo mi sento chiamata ad applicare la regola famosa che si diede Spinoza rispetto all’osservazione dei comportamenti umani: cerco di non deridere, di non compiangere, ma di capire. Per me è l’esercizio più interessante che ci sia”. Ah sì, Ilaria è anche laureata in Filosofia, ecco cos’altro la rende perfetta per parlare di relazioni in modo non scontato.

Così è nato un racconto che non parla di violenza di genere (un tema di cui leggiamo già abbastanza – ma raramente nel modo giusto – sui giornali) e tantomeno di uomini che non sanno stirare le camicie, ma di un atteggiamento di cui si parla poco, di cui spesso non si è consapevoli se non per qualche lampo di occasionale disagio.

Un tema strettamente legato a quello della vergogna, ovvero il maschilismo interiorizzato di molte donne. Non che sia più grave della violenza, certamente; ma di certo è più insidioso, più nascosto e che può arrivare a diventare, a sua volta una violenza autoinflitta o può fungere da giustificazione, da copertura a una violenza che arriva dall’esterno.

Maschilismo che spesso noi donne riversiamo su altre donne, ci sembra. “È vero – annuisce Ilaria mentre ci scattiamo qualche selfie – senza rendermene conto da adolescente ero un po’ moralista. Fortunatamente non lo sono mai stata troppo, ma questo forse anche perché ero troppo pigra, troppo poco zelante, per essere davvero una bacchettona. Quindi questo mio atteggiamento si manifestava solo sotto forma di una diffidenza che allora attribuivo al mio carattere. Crescendo, studiando, viaggiando, vincendo la timidezza ho capito che, in certi casi, quel riflesso condizionato era invece un giudizio: e da quando l’ho capito, anche quella forma di involontaria diffidenza è sparita, non l’ho più provata per nessuna donna.

Tranne una: la persona verso la quale ho avuto più a lungo un atteggiamento maschilista, non vi sorprenderà sentirlo, sono proprio io. Con me stessa sono stata spietata molto a lungo, sto smettendo solo adesso”.

Mentre ci scambiamo velocemente le foto scattate via messaggio e decidiamo quale postare sulla pagina Facebook di Senza rossetto non possiamo non pensare a come anche i cellulari e l’accesso a internet stiano cambiando radicalmente le relazioni. Pensiamo alle app di dating, alle chat, alla messaggistica istantanea, alla geolocalizzazione, in generale al fatto di essere connessi. Sempre. “Ci sono aspetti più o meno radicali e più o meno belli di questo cambiamento – conclude Ilaria – la cosa migliore di questo complessivo cambiamento, secondo me, è che spazza via alcuni rituali cristallizzati da secoli. Questa può essere una grande occasione: certi equilibri crollano e se ne creeranno altri, spero su basi più egualitarie – su questo sono ottimista. Proprio per questo, però, è importante cercare di essere coscienti, dei propri comportamenti, degli atteggiamenti che si assumono per automatismo: per evitare di riprodurli sempre, di portarceli dietro semplicemente perché non ci accorgiamo che ci fanno male senza che ce ne sia motivo”.

Chiederlo a una scrittrice è facile, ma noi – che abbiamo deciso di parlare di genere e stereotipi attraverso un podcast di racconti – ci domandiamo ancora molto spesso come possa la letteratura contribuire a questa presa di coscienza e quindi a questo cambiamento.

“La letteratura ha un grande potere, in questo, che chiamerei il potere di creare straniamento: di ribaltare la solita prospettiva sulle cose aprendo a un’altra visione del mondo”

ci rassicura Ilaria Gaspari con il suo sorriso più sincero, incorniciato dal rossetto rosso.

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Introduzione di Alessia Ragno
Cover illustrata: Lineette per Senza Rossetto

Dall’archivio

Senza rossetto, la presentazione

Senza Rossetto, Puntata 1 – Il lavoro delle donne raccontato da Giulia Blasi

Senza Rossetto, Puntata 2 – La maternità raccontata da Arianna Giorgia Bonazzi

Senza Rossetto, Puntata 3 – Il corpo raccontato da Elena Stancanelli

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