Introduzione

Non è mai troppo tardi per parlare di stereotipi e parità di genere

Questo l’esordio del primo podcast di Senza Rossetto, ma è anche lo spirito di tutti i podcast, nonché la frase che preferisco, quella che mi ha spinta a sposare in toto la causa del progetto. Questa prima puntata ha come protagonista Giulia Blasi e si occupa di un tema molto complesso: il lavoro e le discriminazioni sessiste che ogni donna ha vissuto nella sua carriera.

Sono convinta che per molti la questione femminile nel lavoro non esista, lo vedo dall’aria di sufficienza dei puristi (uomini e donne), quelli per cui il posto della donna, per quanto preparata e con anni di studio alle spalle, è sempre e comunque nella cura della casa, dei figli, della cucina. In una famiglia composta da una coppia che lavora e dei figli ci si aspetta che la donna riassetti, prepari i pasti, si occupi delle esigenze dei figli. E gli uomini? Loro sono stanchi perché lavorano. Non c’è nulla di sbagliato in una donna che sceglie di non lavorare per occuparsi della famiglia, a patto che sia una scelta consapevole e non un destino imposto. Lo stesso destino che, sul posto di lavoro, delegittima le donne e le relega sempre su un gradino inferiore, come se non fossero in grado di avere la stessa preparazione di un uomo e le stesse capacità di fare carriera.

I dati sull’occupazione femminile e sui salari sono avvilenti, ma le donne hanno voglia di cambiare lo stato delle cose. Senza Rossetto e il racconto di Giulia Blasi parlano proprio di questo: cambiare i meccanismi del lavoro (e della società) insieme, una donna per volta.

Il dietro le quinte della Prima Puntata

Andiamo a prendere Giulia Blasi alla stazione Centrale di Milano. È il 25 aprile, ma noi abbiamo appuntamento per registrare quella che sarà la prima puntata di Senza rossetto. È con lei che decidiamo di iniziare questo viaggio, questa ricerca su ciò che ancora oggi viene detto alle ragazze e che forse sarebbe meglio non dire.

Ma torniamo al principio: Senza rossetto è un podcast radiofonico nato in occasione del 70esimo anniversario del voto femminile che si è celebrato il 2 giugno dello scorso anno – le donne italiane, infatti, avevano votato per la prima volta il 2  giugno 1946 al referendum Monarchia contro Repubblica. Nel 2016 abbiamo registrato una prima stagione molto legata al passato, in cui abbiamo chiesto ad alcune scrittrici di scrivere (e leggere) per noi dei racconti che parlassero di quei 70 anni che ci dividevano dalle donne di allora e che si interrogassero su ciò che la loro esperienza avesse trasmesso alle generazioni contemporanee. Quella che vi apprestate a leggere e ad ascoltare è la seconda stagione: cinque puntate in cui abbiamo deciso di usare ancora una volta la narrazione e la voce di alcune scrittrici per indagare il presente e mettere sotto il riflettore quelle frasi fastidiose e stereotipate che una ragazza si sente rivolgere prima o poi nella vitaPerché sì, le cose sono cambiate dal 1946, ma non abbastanza.

La nostra prima ospite è lei, Giulia Blasi. Autrice radiofonica (conduce la trasmissione Hashtag Radio 1) e scrittrice (Se basta un fiore, edito da Piemme, è il suo ultimo romanzo), è anche redattrice de Il Tascabile (il magazine dell’Enciclopedia Treccani). Ci viene incontro nel via vai della stazione, la riconosciamo per la sua altezza e per il rosa dei suoi capelli, per il sorriso che ci rivolge avvicinandosi. Il racconto che ha preparato per noi parla di lavoro, ma si intreccia con la storia della sua famiglia e con i valori che si porta dentro, con tutta la passione che Giulia mette nel fare le cose e nel volerle fare bene.

Ascolta “Un marito che ti mantiene, di Giulia Blasi – Senza rossetto s2e1” su Spreaker.

Il racconto di Giulia Blasi: “Un marito che ti mantiene”

Nel pomeriggio trascorso insieme abbiamo chiesto a Giulia da dove sia nato il suo racconto, perché abbia scelto di parlare proprio di questo quando le abbiamo proposto di affrontare il tema del lavoro e dei luoghi comuni con cui una donna si scontra nel fare una carriera. Giulia giura di non aver inventato nulla, di aver solo riempito i vuoti di qualcosa che è successo davvero: “È vero che mia madre mi ha detto quella cosa lì, è vero che ho fatto un colloquio in cui mi hanno offerto 500 euro al mese quando avevo già 30 anni, è vero che il lavoro è un valore fondante per la mia famiglia e per la mia storia personale. 

Non è mai esistita una me disgiunta dalle cose che avrei fatto nella vita: i miei genitori si auguravano per me un posto fisso perché per loro la stabilità era più importante della realizzazione personale, probabilmente per un fatto generazionale. Io ho scelto un’altra strada e non è sempre stato facile

Soprattutto, per i suoi genitori è ancora difficile capire che lavoro faccia, come spesso capita a chi si occupa di creatività e cultura. “Come potrebbe mio padre spiegare ai suoi amici che cos’è un social media manager? E cosa sono i freelance della comunicazione?” scherza. “Lui alla fine ha risolto con un “Mia figlia scrive per i giornali”, che è mezzo vero. Lo apprezzo.”

Letteratura e discriminazioni sessiste

Finiamo di registrare e abbiamo fame, alla fine optiamo per un indiano sotto l’airbnb dove alloggia Giulia. Mentre ceniamo parliamo ancora di discriminazioni. “Nell’ambito della comunicazione pura (parliamo di social media e copywriting)” – ci dice Giulia – “non mi sono mai sentita discriminata: in quel settore le donne sono molte e occupano posizioni di rilievo. Nell’ambito letterario del mio lavoro le cose sono molto diverse”.
Riflettiamo sulla discrepanza fra il fatto che i lettori in Italia siano per la maggioranza donne, ma che dalla minoranza di uomini che leggono nasca l’80% degli scrittori. Concordiamo su quanto

le donne siano sottovalutate e tenute in minor conto degli uomini in letteratura.

Proviamo a fare una lista delle donne candidate al Premio Strega negli ultimi anni e sono poche, molto poche. Ma Giulia ha anche una carriera giornalistica e facendo riferimento alla sua esperienza al Tascabile racconta: “Tra i senior sono l’unica donna. Ci sono tante firme femminili tra i collaboratori (e riconosco a Francesco Pacifico il merito e il fiuto necessario per riuscire a trovare molte donne giovani e brillanti da coinvolgere), ma rimane sempre il fatto di essere in minoranza e diciamocelo: è matematicamente impossibile che le donne non scrivano bene, semplicemente gli uomini sono tendenzialmente preferiti.”

Mentre accompagniamo Giulia a casa arriviamo al dunque e le chiediamo se si sia mai sentita la quota rosa di turno:

Voglio sperare di non essere stata presa soltanto perché sono donna, anche se siamo talmente poche che potrei accettarlo. Meglio di niente. Diciamo che non mi sono mai sentita direttamente discriminata, ma sono abbastanza sicura di esserlo stata.

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Introduzione di Alessia Ragno
Cover illustrata: Lineette per Senza Rossetto
Foto: Valeria Lacarra per Senza Rossetto

Dall’archivio

Senza rossetto, la presentazione

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