La prima impressione raramente inganna. L’istinto, le prime sinapsi che vi portano a provare determinate sensazioni senza l’impalcatura del raziocinio, sono una luce che va seguita. Qualche giorno fa, seguendo il moto ondoso dei gozzovigli da festività ne ho avuto prova tangibile.

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Illustrazione di ELENA XAUSA

Mi trovavo da amici, in un molle pomeriggio dedito al gaudente far niente. Qualche coppia ed infanti sparsi. Si granocchiano chiacchiere, spuntano stuzzichini danzanti sulle note di un morbido sound ed entra in scena l’immancabile vino. Il clima è stranamente clemente, visto l’infausto periodo (per altro, ahinoi, la saggezza popolare tuona malefica che se piove la domenica delle palme siamo spacciati per altre 7 domeniche e fino ad ora le stiamo prendendo tutte), ed il mood richiama a gran voce croccanti bollicine. L’ingresso è foriero di magia. La bottiglia si presenta come inusuale. Non sto parlando di arzigogolio di forma e colori o fantasia in etichetta ma pullulano dettagli che comunicano al mio istinto che l’esperienza che si prospetta sarà speciale. Il vetro verde scuro fa da sfondo ad un’etichetta essenziale su cui svetta, definita con tratteggio puerile, una bambina con un orsacchiotto, posizionata sopra il nome seitremenda. Di per sé nulla di trascendentale, un involucro semplice, nessun effetto speciale strappa mutande. Eppure sento che c’è qualcosa di diverso dal solito.

seitremenda metodo classico - foto Tibio

seitremenda metodo classico – Marco Capra Azienda Agricola – foto Tibio

Stappiamo, versiamo, brindiamo e la mia sensazione inizia a farsi più solida. L’aroma è inebriante, si riconoscono immediatamente le note fruttate della fragola e dei frutti bianchi, come la pesca e la pera, che si vanno a combinare con l’appetitoso sentore di pane, appena lievitato. C’è un equilibrio soffice e un profumo che riconosco ma che non riesco a ritrovare, mi fa pensare all’Amore, è qualcosa di buono che mi da’ belle vibrazioni, abbraccia il buonumore come una coccola (al netto della mia fantasia ho dedotto si potesse trattare di profumo di Lisianthus, fiore che amo e che ho usato per il mio matrimonio). Le micro bolle quasi invisibili, figlie del metodo classico con 36 mesi di maturazione, impertinenti risvegliano il tappeto papillare per farlo sbocciare sotto l’invasione di un sapore bello pieno, estremamente fresco, armonico come una sinfonia di Mozart.
La dolcezza è presente ma quasi non si nota perché bilanciata da una buona sapidità e da una punta che mi ricorda il timo limone. Anche qui c’è un quid unico, qualcosa che tocca corde particolari.
Sulla scia dell’incandescenza per l’efficacia del mio primo istinto abbandono il mio fantasticare e mi godo la compagnia. Arrivano una seconda ed una terza bottiglia e mi accorgo che la protagonista dell’etichetta è cambiata. ‘E indubbiamente la stessa bambina ma ha abbandonato l’orsacchiotto e se la viaggia su uno scivolo in un caso e sgomma sul triciclo nell’altro. Quando noto poi che i cappellotti, i piccoli dischi di metallo che bloccano la gabbietta e il tappo, abbandonati sul tavolo sono anch’essi diversi tra loro, differenziati da numeri e che nel cartone da 6 bottiglie c’è un tabellone da gioco corredato da un dado ho la certezza di dover scavare la superficie per capire cosa si cela dietro questo mondo.

Cappellotti pedine - seitremenda - foto Letizia Ciliutti

Cappellotti pedine – seitremenda – Marco Capra Azienda Agricola- foto Letizia Cigliutti

Scopro così che seitremenda è il frutto dell’Amore paterno, è Amore paterno incarnato in bottiglia. Marco Capra è un giovane produttore vinicolo di Santo Stefano Belbo, nel cuore delle Langhe. Ama la terra e il vino e la sua passione esplode nel 2010, amplificata dall’emozione che solo la paternità sa dare. Sta per arrivare Elisabetta, la sua primogenita e Marco vuole fare qualcosa di speciale per lei. Usa gli strumenti che più gli sono consoni e decide di creare un vino unico da dedicarle. Sceglie uno spumante, un metodo classico, una sfida che non si esaurisce nella vinificazione ma che implica un rapporto longevo di affetto con la materia prima, un percorso di anni reso ancora più arduo dal committente inconsapevole, la piccola Elisabetta. Trattandosi di un dono così prezioso Marco non ha dubbi, da tutto se stesso ricercando ossessivamente unicità ed eccellenza. Seleziona l’uvaggio, Pinot Nero e Chardonnay vendemmia 2009 (annata superlativa), determina il tempo di maturazione sui lieviti a 36 mesi, e crea la propria liqueur, speciale, che sappia “non rovinare ciò che la natura gli ha dato”. Fa test e raccoglie pareri senza mai abbandonare il proprio istinto, in cui confida perché questo vino, come la piccola, è figlio suo, ed un padre sa cosa è giusto per le proprie creature e non si lascia condizionare.
Elisabetta nasce e mentre lei cresce il suo vino fa altrettanto. L’amore di Marco accompagna entrambe e lo porta ad avvicinarli ancora di più. “Che senso ha creare un dono prezioso per lei che non potrà godersi se non fra molti anni?” da questa domanda nasce l’idea di seitremenda, non solo un vino ma un piccolo mondo, un viaggio che coinvolga i bambini, che li metta in contatto con il mondo del vino, giocando. Le etichette ripercorrono i giochi preferiti di Elisabetta, il cavallo a dondolo, la palla, l’altalena, l’orsetto, il triciclo e lo scivolo. Il sestetto è la chiave per iniziare a giocare. I cappellotti si trasformano in pedine e viene creato il tabellone “il giuoco di seitremenda”, ancestrale ed intramontabile  gioco dell’oca tematizzato sul metodo classico. Tra un tiro e l’altro di dado si segue l’uva che si trasforma in vino, fermenta, riposa e vince in spumante. Il processo si veste di semplicità per poter essere compreso dai più piccoli. La passione di un padre trova il modo di arrivare alla figlia, filtrata dall’amore e vestita di fantasia e raggiunge anche gli altri bambini.

Il giuoco di seitremenda - foto Letizia Cigliutti

“Il giuoco di seitremenda” – foto Letizia Cigliutti

Dopo aver scoperto tutto ciò sono diventata una fan sfegatata di seitremenda ed il mio istinto è diventato incandescenza pura (si è anche bullato di avermi fatto la vincere la partita a “il giuoco di seitremenda” quando nel tiraggio del dado non è minimamente stato chiamato in causa).

Dettaglio tabellone "giuco seitremenda" - foto Letizia Cigliutti

Dettaglio tabellone “il giuoco di seitremenda” – foto Letizia Cigliutti

Questa storia è veramente una cosabella, coinvolge i sensi, lo stare insieme, la passione per il vino e l’amore. Ve la consiglio vivamente, ne godrete con tutti i sensi e scoprirete che profumo e sapore ha per voi l’amore che è stato messo in ogni bollicina. Io mi coccolo con Lisianthus e timo limone, chissà cosa combinerete voi…

Per trovare seitremenda visitate il sito Marco Capra Azienda agricola