È senza dubbio innegabile che Maurits Cornelis Escher fosse un artista. E anche un grande artista. Un maestro nell’incisione che ha lasciato un’impronta enorme con cui misurarsi, nel cui solco si sono mossi e continuano a muoversi numerosi altri.

Ma sarebbe probabilmente un errore limitarci a considerarlo solo questo.

escher palazzo albergati

Le implicazioni della ricerca esatta di Escher sullo spazio, sul riempimento e sul vuoto, sull’oggetto e sul suo esatto contrario, vanno ben oltre i confini dell’arte, lambiscono altre sfere di indagine, e costeggiano la filosofia, la matematica, la geometria, la numerologia.

Palazzo Albergati in Via Saragozza era chiuso al pubblico da diversi anni, ma quest’anno riapre proponendosi come nuova sede espositiva in città, e sceglie di presentarsi al pubblico ospitando proprio la tappa bolognese della mostra dedicata a Maurits Cornelis Escher.
In esposizione più di 150 tavole del maestro olandese, intervallate in alcune sale da un focus sull’eredità pop di Escher, in una selezione dal titolo Eschermania, che raccoglie pubblicità, oggetti di design, copertine di riviste celebri, film che hanno mutuato da Escher visioni paurose di mondi capovolti e distopici.

Oltre alle incisioni più celebri, nel percorso espositivo capita di imbatterci in numerose tavole talmente familiari da catturare lo sguardo istintivamente: sono scorci del nostro Paese, di diverse zone d’Italia in cui Escher visse per un periodo piuttosto lungo, che lui stesso definì “gli anni migliori della mia vita”, quelli in cui a Ravello conobbe anche la futura moglie.

escher palazzo albergati

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È incredibile pensare come queste xilografie ci mettano davanti agli occhi qualcosa che è sempre stato lì, ma che non abbiamo saputo vedere. Perché per scorgere i confini delle cose, per isolarle dal resto e fissare bene lo sguardo sulla loro sostanza, o sull’assenza di questa, serve un occhio lucido, attento, visionario, che non si ascrive alla grande famiglia della normalità.

Le tessellature dello spazio senza soluzione di continuità, i tentativi di mappare e colonizzare l’infinito, sembrano dirci che non c’è in fondo alcuna certezza.
Ogni cosa per Escher ha almeno una doppia anima e adesso lo vediamo chiaramente anche noi: ogni oggetto non è solo ciò che è, ma è anche ciò che non è, il vuoto che lascia di fianco a sé, diventa già qualcos’altro.

Anche lo spazio è fluido e si muove costantemente, togliendoci i gradini da sotto i piedi e facendoli ricomparire sulla nostra testa. Quando crediamo di aver fissato il senso delle cose, queste cambiano sotto il nostro sguardo impotente, si capovolgono, ci capovolgono con loro.

escher palazzo albergati

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Verso le ultime sale della mostra, ci troveremo a domandarci cose importanti, se lo spazio sia un’eterna combinazione esatta tra pieni e vuoti, una successione complementare millimetrica e già stabilita di forme esatte, che non lascia spazio al caso. O proprio il contrario magari, una casualità che è ogni volta perfetta per sua natura.

E inoltre, è davvero possibile che sommando tre uccelli si ottenga un pesce, e che più realizziamo che quelli sono pesci, meno siamo sicuri che quegli altri siano poi uccelli? Escher sembra dirci di sì, ma è inevitabile continuare a domandarsi come tutto questo sia possibile.

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Escher
Dove&Quando: Bologna, Palazzo Albergati – Via Saragozza 28. Dal 12 marzo al 19 luglio 2015; lunedì – domenica dalle 10.00 alle 20.00

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