Womb

Uscirà nelle sale italiane il 6 Luglio “Womb”, opera del giovane regista ungherese Benedek Fliegauf, con la bellissima Eva Green. Il film da queste parti era stato visto già due anni fa, quando fu in concorso alla 63^ Edizione del Festival del Film di Locarno. Ci era piaciuto? Sì con qualche riserva, ma non bruciamo i tempi.

Rebecca (Green) e Tommy (Smith) hanno un’intensa storia d’amore, coltivata dall’infanzia e lasciata in un angolo della loro mente durante gli anni in cui sono stati lontani. Il loro amore ritrovato però, ha breve vita: Tommy muore in un incidente. Rebecca straziata dal dolore, incapace di farsene una ragione e di vivere senza l’amato, decide di rivolgersi ad un dipartimento di duplicazione genetica, per riuscire a diventare madre di “un nuovo Tommy”. Da qui, scaturirà una storia complessa di affetti vecchi e nuovi, di sofferenze che non si riescono a cancellare e di nuovi problemi da affrontare.

“Womb” è una storia difficile, splendida nella sua messa in scena, supportata soprattutto dalla fotografia di Péter Szatmàri, una delle componenti fondamentali e più emozionali perché rende magnificamente quel senso di intimità, ma allo stesso tempo di inadeguatezza, di cui tutto il film è permeato. La prima parte della pellicola, quella della storia d’amore dei due e del prematuro abbandono viene sviluppata molto bene dal regista, scorre veloce ed è credibile nel suo essere fatta di piccoli gesti, teneri sguardi e di una passione mai spenta che finalmente può esplodere. Quello che delude di “Womb” è quello che sarebbe dovuto essere il vero banco di prova narrativo, il passaggio sulla fecondazione, che invece ci lascia piuttosto perplessi. Espressioni e stati d’animo dei protagonisti sembrano non evolvere mai. Scelta autorale? Forse, ma diventa poi piuttosto deviante per lo spettatore che finisce per non capire dove il film voglia andare a parare. Insomma, se all’inizio ero tutta turbata da quella ventata erotica, verso la fine incominciavo a sonnecchiare. Anche perché, scegliere di raccontare una storia come quella della replicazione genetica per riportare in vita il tanto amato ragazzo e farmi vedere la donna che pressoché attratta dalla sua stessa prole, ci sta, ma allora raccontami un po’ di più, entra un po’ più nel vivo delle emozioni del personaggio per evitare l’effetto straniamento. Il silenzio come espressione del dolore, dopo un po’ è snervante.

In questo torrido inizio estate in cui si ripete la carestia cinematografica di sempre, beh… “Womb” è uno dei titoli su cui dovete puntare se volete rintanarvi al cinema per godere dell’aria condizionata che non avete in casa. Se invece la calura vi schiaccia sul divano e non riuscite nemmeno ad alzarvi per prendere la bottiglia di thé freddo… Scorrete a ritroso questa rubrica e cogliete a piene mani da ciò che ancora non avete visto.