La Mia Vita è uno Zoo

Non so se avvertite che l’aria sta cambiando donne. Tutto ce lo sta dicendo. Posso aprire la pagina di un quotidiano o di una rivista qualsiasi e trovo articoli che snocciolano dal perché l’integrazione reale di almeno il 50% di donne in politica e nel lavoro salverebbe l’economia mondiale fino al perché gli uomini sono frustrasti sessualmente: non possono esprimere liberamente le proprie emozioni perché non sarebbe virile e quindi si struggono nel loro silenzio maschio, ma vorrebbero gridare al mondo che sono “femministi” e che ad essere femmine ormai si vive meglio. Devo dire la verità… Per quanto la cosa mi faccia prudere le mani, ogni tanto mi viene un po’ di tristezza a vedere questa serie di maschi che dalla pubblicità al cinema vengono ormai segregati a meri compagni di vita di donne per loro indispensabili. Ormai sono gli uomini che ti cucinano il merluzzo mentre tu stai lavorando al computer nella bellissima casa che probabilmente tu gli avrai garantito (e arredato) ; sono gli uomini che danno i cereali alla bambina alla mattina passando pure per rimbambiti perché “la mamma non lo fa così”; in una casa di un uomo e due donne, è lui che pulisce il bidet quando arriva mamma; le donne che non vengono portate fuori, vengono incitate (da un altro uomo… infame!) a non far trovare la cena al marito. Potrei andare avanti per ore. E che dire dell’ondata di eroine che ha invaso il cinema e le serie tv? Per non parlare dei testi pro – girl power di cui ormai spopolano le librerie, da “Un gioco da ragazze” della Terragni in Italia, fino al best seller “Ci Vogliono le Palle Per Essere Una Donna” di Caitlin Moran, per citarne due a sfondo giornalistico.

Lunga parentesi per arrivare al dunque. “La Mia Vita Allo Zoo” ha lo stesso intento di storia iniziale di un altro film visto quest’anno in sala, “Paradiso Amaro”, in cui l’affascinante Clooney, distrutto dalla scomparsa della moglie cerca di rifarsi una vita. Qui uguale: Matt Damon è un giornalista avventuroso e papà-bono, che dopo la scomparsa della moglie si trova ad affrontare una sfida difficilissima: crescere i figli. La crescita come genitore corrisponderà anche a un cambio radicale di vita: si trasferirà in campagna dove cercherà di recuperare il suo rapporto con la prole e lavorerà alla riapertura di uno zoo. La fama della colonna, firmata Jonsi, ha preceduto quella del film (quasi mai questa cosa è un buon auspicio… infatti…), una prova davvero scarsa del bravo Cameron Crowe (“Almost famous”, “Elisabethtown”, “Vanilla Sky”).

Nonostante il film non mi abbia fatto impazzire, mi ha fatto davvero riflettere per questa inversione radicale di tendenze nella rappresentazione cinematografica di personaggi e situazioni legati al maschile e al femminile. Gli uomini senza donne sono persi: scoprendo di essersi appoggiati fino a quel momento alle loro mogli, soprattutto per la cura di famiglia e figli, non possono reggere. Dall’altra parte le donne ci provano (Scarlett Johansson nel film sostiene il “se voglio una cosa me la prendo e se non la prendo è perché non me frega”, detto in soldoni), fanno tutto e conducono qualsiasi gioco. Non trovate che come rivincita sia un po’ infame? Nel senso… Sono meno femminista se dico, che ne so, che finché vedo Hugh Jackman che si lava i pettorali in “Australia” sbavo, ma se lo vedo che piange mi viene il latte alle ginocchia e mi passa la poesia? Dunque, se vogliamo una rivincita rosa, non ci conviene ricominciare a fare film in cui le donne sono “vere femmine” (e non maschi armati) e gli uomini sono “veri maschi” di quelli passionali e non passivi. Quante di voi hanno mai desiderato di essere sbattute al muro e quante di sbattere al muro? Facciamo le serie…

La primavera sta forse avendo la meglio sulla sottoscritta e quindi vi saluto ancora persa nei miei pensieri di femminilità e femminismo, confusa se siano due cose distinte o la stessa, convinta della seconda ipotesi, ma perplessa da quello che i media sembrano dirmi, speranzosa che non avvenga un cambio radicale di tendenze, ma solo un pareggiamento d’immagine e ruoli. Avremo modo di riparlarne nei prossimi mesi, ne sono certa.