Caro Tim Burton,
ne approfitto di questa pagina per scriverti. Ho una missione: capire che cosa ti sia successo, capire perché i tuoi film non mi fanno più brillare gli occhi e pensare che la mia massima ambizione sarebbe scrivere un film per te o anche semplicemente intervistarti, all’uscita dalla sala. Con “Alice In Wonderland” ti ero riuscita a giustificare passandoci sopra con un “tutta colpa della Disney che gli avrà dato mille limitazioni”, ma ora no e rimango alla mia scrivania dubbiosa a cercare di capire perché su “Dark Shadows” non ci possa certo sputare, ma in fondo al mio cuore, so che né mi sono emozionata né lo rivedrei domani.

Tim, non vorrei finire a fare una rubrica del genere “PORRO contro PORRO”, ma ora con parole mie ti cercherò di spiegare. “Dark Shadows” è un film in pieno stile tuo: una storia di fantasia in chiave dark, in cui fai sfilare la tua solita carrellata di freaks, condito da una buona dose d’ironia (la scena della reincarnazione contemporanea di Mefistofele ti è riuscita proprio bene), da una fotografia mozzafiato (Bruno Delbonnel – da “Amelie” al “Faust” di Sokurov – è un maestro incredibile) e da un buon adattamento di una soap per il grande schermo (lo sceneggiatore Seth Grahame-Smith è quello di “Pride and Prejudice and Zombies”) . Non c’è che dire e scusa se spendo poche parole sui tuoi meriti in questo film, ma credo che siano materiali argomentativi che uno che ha visto almeno tre tuoi lavori ti riconosce.

Ma ora veniamo alle note dolenti. Quando avevo visto il trailer di “Dark Shadows”, la prima cosa che avevo pensato è stata “va bene che squadra vincente non si cambia, ma ora basta”. Helena Bonham Carter per te è come la Braschi per Benigni: indispensabile, ma ti assicuro, sostituibile ogni tanto. Se poi a casa ti tiene il broncio e ti promette carestia nel caso di un’esclusione… Va beh, ti capiamo. Ora invece: Johnny Depp. Comprendiamo il talento e il botteghino sbancato sicuro, oltre il fatto che i tuoi personaggi gli riescono abbastanza bene, ma ogni tanto sarei curiosa di vedere come interpreterebbe un tuo ruolo qualcuno di diverso, senza trovarmi già a sapere prima come sarà, senza venire mai smentita. Inoltre: a me, caro Tim, piacevi di più quando facevi l’artigiano, quando ogni tua inquadratura, trucchetto, abito… trasudava quell’inventiva che man mano nelle tue pellicole un po’ si è andata perdendo a favore di una “pulizia d’immagine” che mostra meno il cuore e il sogno.
Vorrei gridare come un tempo “Ancora film di Burton!” e non “Ancora un film di Burton…”.

Ti aspetto al varco ad ottobre, mese in cui dovrebbe uscire qui in Italia il tuo ultimo lavoro di animazione “Frankenweenie” che a) non ha traccia di Depp b) non può deludermi visto che non hai mai inciampato sull’animazione. All’uscita da “Dark Shadows” il mio fidanzato (comunque per me ogni tuo film è un evento e non vado alla proiezione stampa, ma con la famiglia) mi ha fatto la fatidica domanda: “Ti è piaciuto?”. La mia risposta (data raramente) è stata “Non lo so”. Pensavo di dormirci su qualche giorno e di trovarne una meno sconfortante, ma purtroppo ancora oggi non lo so e se dovessi propendere sotto tortura per un sì o un no, allora opterei per la seconda, perché se la storia cambia ma la solfa è sempre la stessa, allora bandisco il termine autoralità, parteggiando per la furbizia.