The Rum Diary

Ci sono diversi motivi per cui era lecito attendere un film come “The Rum Diary”. Il primo (e vabbé) è che è l’ultimo uscito con Johnny Depp, che però non sempre è sinonimo di garanzia; il secondo è che il film è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Hunter S. Thompson, conosciuto ai più come l’inventore del “gonzo journalism” e figura a cui il cinema è particolarmente affezionata, da “Paura e Delirio a Las Vegas” di Terry Gilliam, fino al mai uscito in sala da noi “Gonzo: The Life and Work of Dr. Hunter S. Thompson” di Alex Gibney (che però vinse in Premio come Miglior Documentario agli Oscar 2008).

“The Rum Diary” racconta la storia di Paul Kemp, giornalista freelance, ma bevitore full-time, che si trasferisce a Porto Rico per scrivere sullo scapestrato quotidiano locale sull’orlo del fallimento. Qui incontra Sala, un fotografo che diventa il suo inseparabile compagno di scorribande e casa. La sua nuova vita però, si rivela presto non così facile come aveva immaginato. Paul viene adescato da Sanderson, un ricco uomo d’affari che lo vuole coinvolgere in un giro d’appalti di alberghi e condomini di lusso che andrebbero ad intaccare l’incontaminata natura del luogo. Paul rifiuterebbe volentieri, ma si innamora follemente della fidanzata dI Sanderson. Si trova così immischiato in un giro d’affari che dovrebbe mascherare sulla stampa locale e che metterà alla prova anche la sua coscienza come giornalista.

Onesta… “The Rum Diary” non è un lavoro memorabile, ma una pellicola raccontata “mediamente male” con un linguaggio cinematografico che è l’unico ingrediente che regge la storia. Un film in cui in qualche modo c’entri Thompson, me lo aspetterei rocambolesco e immediato, molto più attaccato alla questione sociale che non a quella amorosa che dal film può trasparire. “The Rum Diary” poco c’entra con il gonzo style, nonostante i dialoghi brillanti che attraversano il tutto e la splendida interpretazione dei suoi protagonisti. Il film insomma, nel tentativo di non diventare o troppo pesante o troppo retorico, finisce per non essere entrambe le cose, ma nemmeno nient’altro.

Ok, sono stata un po’ cattiva con questo film: è stata una delusione. Ad essere obiettiva credo che invece saranno molti ad apprezzarlo, sia per atmosfere sia per stile, sia per Johnny Depp sia per Amber Heard. Ne ho preferito parlare perché dubito che in molti non ne siano attirati e mi piacerebbe raccogliere opinioni a riguardo.