Le Donne del Sesto Piano

“Le Donne del Sesto Piano” è uscito ormai quasi un anno fa, ma è un altro di quei film che ho lasciato chiusi nel cassetto per molto tempo e non perché non mi sia piaciuto, anzi… Non so voi, ma quando arriva la Primavera, la voglia di rinchiudersi in una sala è innegabile che cominci gradualmente a scemare e così, la volta in cui si decide di guardare un film, si preferisce qualcosa che metta allegria. Il film di Philippe Le Guay (autore dalla filmografia piuttosto debole) è un film intelligente, semplice, sorretto da una bella storia che non manca di tingere con i colori della commedia (al femminile) un piccolo dramma.

E’ il 1960 e siamo a Parigi. Jean-Louis Jobert è il classico uomo borghese sottomesso ai doveri di lavoro e famiglia, dove una moglie nullafacente che ha trasmesso i suoi geni ai figli spocchiosi e maleducati, lo tratta con noncuranza. Nel palazzo in cui vivono, all’ultimo piano, vive un gruppo di donne spagnole, tutte impiegate come domestiche nelle case della palazzina. Quando la vecchia cameriera, entrata in divergenze con la moglie si licenzia, a casa Jobert arriva la bella e giovane Maria. Jean-Luis inizia da subito a provare un interesse per lei e così entrerà in contatto con tutto quell’universo animato e folkloristico che anima l’ultimo piano del suo condominio. Lui inizierà ad aiutare le donne nelle piccole difficoltà di tutti i giorni, ma man mano loro aiuteranno lui a capire qualcosa di più sulla sua vita e su cosa sia la felicità.

Il cinema francese contemporaneo si muove con destrezza tra commedia e dramma (pensate all’ultimo campione d’incassi “Quasi Amici” di Olivier Nakache), sfornando di continuo piccole storie di vita quotidiana, rese irresistibili da uno humor vero e da una leggerezza che però è solo apparente. Così facendo, il target che si va a colpire è trasversale. In superficie infatti “Le Donne del Sesto Piano” è una storia di un riscatto e d’amore, nella sua veste più tradizionale: è Cenerentola. Se si scava più a fondo però, si vanno a far emergere tematiche come la storia di Spagna con il franchismo, da cui si fuggiva in quegli anni e dei conformismi borghesi nel periodo della Francia dominata da Charles De Gaulle.

Si ride guardando il film, ma si riflette pure, insomma. La carica e la simpatia delle protagoniste di Le Guay (tra le tante, la solita irresistibile Carmen Maura) è contagiosa, ma su tutti un personaggio che non dimenticherete sarà quello dell’insicuro e goffo Joubert, interpretato da un brillante Fabrice Luchini. Un film da scoprire e guardare, soprattutto durante una serata tra amiche.