Carrie – Lo Sguardo di Satana.

Ci sono periodi sovraffollati di ricordi nella vita di un individuo e uno di questi è quello scolastico. Che poi potremmo dire quelli scolastici, visto che vanno a coprire un arco temporale davvero vasto. La scuola non è solo quella che si fa sui banchi, anzi, quella è una minima parte rispetto a tutto quello che si inizia a conoscere-comprendere sui rapporti sociali, tra ricordi piacevoli e piccoli traumi. Per voi non è lo stesso?

Era il 1976 quando Brian De Palma fece uscire in sala Carrie, tratto dal romanzo di Stephen King. Non ero ancora nata, ma quando lo vidi per la prima volta anni dopo, più che terrorizzata ne rimasi palesemente affascinata e intrigata. Carrie è il classico film che inconsapevolmente ti fa ribollire il sangue e crea un’immedesimazione inconscia. Non sono una psicologa, ma la pellicola fa emergere molto del lato più oscuro di una ragazza: il confronto/competizione con le coetanee, il possibile rifiuto da parte del gruppo, l’imbarazzo durante lo sviluppo, la difficoltà di rapporto con la madre che sfocia in rifiuto, la voglia di essere apprezzate esteticamente dai coetanei e di conseguenza di piacere nonostante tutto; il problema di essere considerate delle sfigate, non comprendendo però quel modello che ti viene proposto come “l’essere fighe”. No, non sono nemmeno una pazza, ma quando la protagonista del film alla fine si ribella da tutto questo universo che le rema contro e usa i suoi poteri telecinetici per portare a termine una sanguinosa vendetta, la capii.

Di stronze ne ho incontrate a catini a scuola. Dalle elementari quando una smorfiosa coi denti da castoro tentò di impiccarmi con una corda per saltare perché ero più piccola di lei, alle superiori quando ero salvata solo dall’invisibilità: ero una di quelle piccole rompi palle politicizzate con tendenze musicali alternative e quindi abbigliate in modo inconcepibile per le cosiddette “fighe sviluppate”. Grazie al cielo, non mi capivano! Inoltre, non entravo nel loro raggio d’azione: non ci piaceva la stessa tipologia di adolescente maschio. Vedevo tutte queste ragazze dalla crescita precoce che uscivano con ragazzi bellocci, si vestivano succinte con abiti e movenze copiati dalla tv, si truccavano, parlavano di “tutto il sesso che facevano e come lo facevano”, mostravano la mercanzia… tutte cose che io ero troppo timida per fare, ma che nemmeno capivo più di tanto.

Quella di Carrie è una storia universale: in qualsiasi parte del mondo, anche con usi e costumi diversi, moltissime ragazze ci sono passate. Quella sensazione di odio accumulato – tendente anche un po’ all’invidia, certo – la conoscono in molte credo. Il personaggio di Carrie è un facile specchio: in fondo è una ragazza carina che ha bisogno di essere valorizzata, ma – in maniera estremizzata – ha degli impedimenti voluti dalla famiglia, dal suo essere timida, per nulla appariscente, dolce e sensibile. Al di là dei suoi poteri, è una ragazza come tante a quell’età. Quando alla festa della scuola la protagonista ha la sua rivalsa ed è eletta reginetta del ballo, tratteniamo a stento le lacrime: è umile e carina nelle sue vesti tanto semplici quanto perfette rispetto alla pomposità snob che la circonda. Poi arriva l’ennesimo scherzo, dettato dalla stupidità dell’età e quindi finalmente, la sua ripicca: le fiamme (il rogo delle streghe), il sangue e la vendetta cieca.

Un po’ di tempo fa, mi è capitato tra le mani, durante un trasloco, un vecchio giornalino scolastico delle superiori per cui scrivevo di cinema e musica. Era il numero estivo, quello in cui si doveva votare – in una sorta di gara stile prom made in U.S.A. – il più bello e la più bella della scuola, con tanto di foto e piccola carta d’identità. E’ stato incredibile notare come attorno a tutte quelle ragazze che venivano guardate con ammirazione ai tempi e che mi è capitato di rincontrare, sia sparita totalmente l’aurea di magia, anzi… la corsa contro il tempo di quegli anni un po’ le ha bruciate.

“Carrie White burns in hell”, recita un cartello verso la fine del film. Ma non sarà sola. La vendetta arriva per tutte. Morale di vita.