The Iron Lady

Appassionati di biopic o meno, sono certa che nessuno potrà mettere in discussione che The Iron Lady sia un gran film, di quelli commoventi e intelligenti, ben realizzati e soprattutto splendidamente interpretati. Già si apre il toto-scommesse sulla probabile vittoria della Streep all’edizione degli Oscar di quest’anno (che sarebbe più che meritato): difficile ruolo per un’americana chiamata ad interpretare la dama di ferro, la donna politica più famosa del Regno Unito dopo Elisabetta I. La regista Philliyda Lloyd (Mamma Mia!), cambia registro, mostrandoci la pellicola che non ci aspetteremmo, sceneggiata da Abi Morgan, concentrandosi sulla donna piuttosto che sul personaggio politico, filtrando la Storia attraverso i suoi occhi in modo da non creare giudizio, focalizzandosi su un presente che vive di continuo delle ombre di un passato che non se ne vuole andare, parlando della solitudine di una persona e della sua forza.

Siamo ai giorni nostri. Margaret Thatcher è nella sua casa di Londra e sta facendo colazione con il marito. I due anziani ridono e scherzano, ma purtroppo il suo è frutto di un’allucinazione: il marito è morto da anni. La seguiamo nel corso di due giornate circa, quelle in cui si è proposta di buttare finalmente gli abiti del suo amato Denis. Inesorabile il passato riaffiora, sotto forma di fantasmi, ricordi o incubi, così come le domande di una donna che mai avrebbe voluto assomigliare alla madre, prostrata a una vita domestica, ma che ora si chiede se sia stata una buona moglie, un genitore affettuoso e, nonostante il passato, le cose fatte, la sua aurea storico-politica, si ritrovi ad affrontare la solitudine, di un tipo diverso di quello che l’ha accompagnata per tutta la vita. Lei, donna tenace in un mondo di uomini (bellissima la scena del mare maschile che accalca la Camera dei Comuni con lei al centro); lei, donna che delle sue idee faceva principio irremovibile (il dialogo con il medico con cui si arrabbia perché tutti ormai chiedono “Cosa sente?” e non “Cosa pensa?” è incredibile).

Il film, come si diceva, non ci dà modo di giudicare la carriera politica di Margaret Thatcher, che viene affidata a una selezione dei fatti salienti della sua carriera politica – dalla partecipazione come Candidata del Partito Conservatore a Dartford nel 1950, alla sua elezione come Ministro dell’Istruzione e della Scienza sotto il Primo Ministro Edward Heath nel 1970, al 1979 quando diventa la prima donna Premier della Gran Bretagna, al 1982 con la guerra per le Falkland fino alla Poll Tax e alle dimissioni negli anni ’90 – che vengono filtrati attraverso i ricordi della donna. La fiction si mischia ai filmati d’archivio, la memoria con la realtà. A questi vanno aggiunti i fatti privati della sua storia, più utili al tipo di narrazione che si sta mettendo in scena: le sue origini medio-borghesi di figlia di un droghiere impegnato politicamente tra le fila dei Conservatori, l’incontro e il matrimonio con l’uomo d’affari di successo, suo grande e insostituibile amore, Denis Thatcher, i figli e il suo rapporto con loro (anche se quest’ultimo più accennato rispetto al rapporto col marito). Quello che la Lloyd vuole trasmettere al pubblico non è un programma politico, ma la determinazione e l’inflessibilità di questa figura femminile, una donna che ci viene mostrata pressoché sempre sola e in trincea, un personaggio politico che prima di un’intervista o un dibattito non viene mai mostrata interessata a sondaggi o statistiche, come quasi tutti i politici d’oggi: non chiedeva mai come il suo partito la pensava su questo o su quello, lei era il suo partito e il suo istinto le faceva credere che quello che pensava era sufficiente. Nel bene e nel male.

The Iron Lady non è un biopic tradizionale, come avrete capito. E’ una storia comune di vita: in fondo, è quello che capiterà a tutti noi quando termineremo le nostre carriere professionali, tutti si dimenticheranno dei nostri talenti (perfino noi stessi in molti casi) e affronteremo il nostro corridoio verso la dipartita, lungo il quale ci faremo domande, ma scoprendo che ormai è troppo tardi per darci delle risposte. L’ineluttabilità di un ciclo che si ripete perennemente e che nessuno di noi può fermare. Forse solo la fama o la storia, che però come individuo, non danno lo stesso conforto di un abbraccio o di una parola durante la vecchiaia. The Iron Lady è un film sensibile e delicato, splendido nella narrazione e nella messa in scena, commovente fino alle lacrime nonostante parli di un personaggio antipatico ai più come la Thatcher.