RESTLESS

Restless, in italiano L’Amore Che Resta, è l’ultimo film di Gus Van Sant, passato di recente e abbastanza in sordina nelle nostre sale. Non è il classico film di Gus Van Sant o meglio, i protagonisti sono due giovani tormentati alle prese con la propria età e con l’infelicità delle rispettive vite come nella migliore tradizione narrativa del regista, ma questa volta la messa in scena è più tenue, fino a sembrare quasi sottotono a momenti. Questa però sarebbe un’analisi superficiale di un’opera che non lo è, nonostante la storia sia già stata raccontata diverse volte sul grande schermo.

Enoch (Henry Hopper, il figlio di Dennis) è un adolescente tormentato. Riemerso da alcuni mesi di coma (di cui poi scopriremo il motivo) ha un rapporto autentico solo con Hiroshi, un amico fantasma vestito da pilota e reduce dal secondo conflitto mondiale, e come passatempo va ai funerali di sconosciuti. Ad uno di questi conosce Annabel (Wasikowska), una ragazza solitaria con la passione per Darwin e l’evoluzione. Si innamorano, diventando l’uno per l’altro una spalla su cui appoggiare le rispettive inquietudini, fino alla felicità. Ma anche in questo caso, sarà la vita a presentare a Enoch un conto salato: Annabel è malata gravemente.

Gus Van Sant parla di morte, ma lo fa costruendo una parabola ascendente del rapporto che ciascuno di noi può avere con il dolore della perdita. Enoch perde le persone più care nella vita di un uomo: da una parte i genitori, per la cui dipartita non si dà pace, dall’altra il primo amore, di cui imparerà a serbare la bellezza del ricordo, attraverso cui crescerà e imparerà ad andare avanti. Il regista di Elephant e Paranoid Park (solo per citarne alcuni) esorcizza la morte raccontando una storia d’amore singolare tra due ragazzi che per non crollare arrivano a giocarci, a sfidarla, credendo addirittura di poterla sconfiggere, per poi capire che in fondo basta conviverci e vivere il tempo che resta nel migliore dei modi.

Restless è un melodramma che avrebbe potuto rischiare il patetismo, ma alla fine dimostra di essere un piccolo film audace e incantevole, nella sua messa in scena e nell’atmosfera d’incanto che riesce a creare nonostante l’argomento trattato. I personaggi non sono scontati nella loro evoluzione naturale e ben interpretati da Hopper e la Wasikowska, che non adoro, ma quantomeno non mi crea urto. Una buona fetta della critica internazionale lo ha bocciato, io lo promuovo. Non sono il tipo che si controlla nello sputare istericamente su una pellicola se mi ha indignata o mi provoca stucchevolezza; non sono una fan accanita di Van Sant; non dico che Restless sia un capolavoro della cinematografia contemporanea. Dico solo che è un film godibilissimo e riuscito, su un argomento non facile da affrontare e che lo fa senza scadere nel luogo comune o provocando la lacrimuccia facile. Questo già di per sé mi sembra un buon motivo per apprezzare un film.