KABOOM

Kaboom è l’ultimo film di Gregg Araki. Ho sperato fino all’ultimo che avesse distribuzione italiana, ma poi vedendo che l’uscita continuava ad essere rimandata, mi sono rassegnata. Il film lo vidi alla scorsa edizione del Festival di Torino, trovandolo una delle storie più folli, sia narrativamente sia nella messa in scena, viste nell’ultimo anno. Araki, per chi non lo conoscesse, è il regista di Totally Fucked Up, Doom Generation ed Ecstasy Generation – meglio conosciuta come la Teenage Apocalypse Trilogy – oltre che di Mysterious Skin, tratto dal bellissimo romanzo di Scott Heim. Insomma, Araki è uno che in materia di teen ne sa a secchiate.

Kaboom è forse il suo film più esplosivo, a metà tra un videoclip musicale e un trip onirico, è colorato di sfumature pop e slang giovanile. Siamo in un college, dove il bisessuale Smith vive le esperienze tipiche della sua età, tra sesso e amicizie strampalate. Ha un incubo ricorrente: percorre un corridoio popolato da numerose donne (alcune a lui note, mentre altre no), che finisce in una stanza in cui c’è un cassonetto chiuso. Tutta la storia è atta allo svelamento finale del sogno, ma nel mezzo Araki sembra catapultarci in un post acido, in nonsense allo stato puro, quello che vi farà uscire dal cinema dicendo “ma che diavolo ho visto?”, ma con la sicurezza di esservi divertiti parecchio.

Kaboom non è solo il film in sé, ma è stata anche la scoperta di uno dei giovani talenti più conturbanti dell’ultimo anno e che ora sta prendendo sempre più piede sul grande schermo: Juno Temple. Juno, che qui interpreta “l’amica di merende” di Smith, non è solo la figlia di Julien Temple – il grande regista del punk – ma una di quelle che nonostante non sia oggettivamente figa, è incredibilmente sexy. L’abbiamo vista a Venezia nel perverso e violento Killer Joe di Friedkin, la potremmo vedere in Dirty Girl di Abe Sylvia (è uscito negli U.S.A.) e di sicuro la attenderemo in The Dark Knight Rises di Nolan (il prossimo Batman… per cui già mi prudono le mani). Quando lei entra in scena, non ci sono storie, la conquista e la domina, con una carica tale che non c’è più spazio per nessuno. Stile unico sia nei film che nella vita, di lei ne sentiremo molto più che parlare prossimamente.

Tornando a Kaboom. Se decidete di seguire il mio consiglio e quindi recuperarlo (lo potete acquistare qui), avvicinatevi con la mente serena, priva di inibizioni e senza per forza avere la pretesa di trovarne il significato sotteso. Come fareste con un’avventura sentimentale da adolescenti, abbandonatevi all’ebrezza della storia, senza farvi domande sul dopo, ma godendovela nel mentre. Se riuscite, guardatevelo con gli amici perché non fa ridere, ma è divertente.

Sarete invasi dal colore.