MELANCHOLIA

Cinema – Anteprima Stampa. Un corteo di facce funeste entra in sala. Qualcuno ha un accenno di svenimento appena vede la durata del film imposta sul pressbook: “130 minuti per sta cagata?”, si lamenta il giornalista alle mie spalle. Un tecnico di sala, notando l’aria affranta dei presenti simile a quella di Fantozzi e i suoi colleghi al cospetto della “Corazzata Potemki” in “Il Secondo Tragico Fantozzi”, chiede “Che film danno stasera?” e con aria terrorizzata gli viene risposto: “L’ultimo di Von Trier”. A parte gli scherzi, l’atmosfera la sera dell’anteprima stampa non era delle più serene e rilassate. Io stessa, che dopo quella roba abominevole di “Antichrist” avevo fatto finire il regista nel mio libro nero, mi apprestavo a dover confermare la teoria che ormai Von Trier (visti anche gli ultimi discorsi antisemiti per cui si è fatto sbattere fuori dal Festival di Cannes) si fosse bevuto il cervello.
E invece – a differenza di quello che Fantozzi dice della “Corazzata Potemkin” – Melancholia non è “una cagata pazzesca”. Anzi… Un po’ imbarazzata vi dico, che nonostante la lunghezza, me lo sono sorbita d’un fiato. Certo, è una storia pretenziosa come (quasi) solo Von Trier sa essere, ma con una messa in scena sia fotografica sia scenografica maestosa e magnifica, uno sviluppo emotivo dei personaggi analizzato nel cavillo e una struttura in cui non mancano vezzi stilistici, ma che fondamentalmente rimane ancorata ad un’idea di reale.

Come in “Antichrist”, il film si apre con un prologo: una sorta di sunto di quello che andremo a vedere fatto di immagini evocative in rallenty, più simili a quadri onirici che a parti di storia. Von Trier questa volta ci racconta le vicende di due sorelle, che daranno il nome ai due capitoli in cui è diviso il film e che vengono associate a tematiche astrologiche.
Capitolo 1 – Justine (Kirsten Dunst): Justine la conosciamo in giorno delle sue nozze con Michael. Sembra il giorno più felice della sua vita. La seguiremo durante tutto lo svolgimento del suo ricevimento di nozze, lasso di tempo durante il quale Justine prenderà coscienza di se stessa e che quello che ha appena fatto è stato un errore. Justine è una stella rossa (Supernova) della costellazione dello Scorpione: una stella che sta per esplodere ed è nelle ultime fasi prima che questo accada, quelle che precedono la sua morte, sia psichica che fisica. Justine subisce la vita e ne è sopraffatta proprio nel momento in cui questa è tutta radunata tra le pareti della confortevole tenuta del cognato: la madre che odia i matrimoni e non crede nei rapporti, il padre arzillo, il marito zerbino, il capo sciacallo, la sorella spettro del futuro, il cognato asfissiante…
Capitolo 2 – Claire (Charlotte Gainsbourg): Sorella maggiore di Justine è un pianeta. In un primo momento pensiamo che sia quello grande Blu, che dovrebbe solo passare accanto alla Terra, dopo anni che è rimasto nascosto dietro al Sole e su cui si fanno previsioni sbagliate, ma poi capiamo essere la Terra stessa, un piccolo pianeta che finisce per essere inglobato da qualcosa di più grande e imprevedibile. Claire è quella matura e rassegnata delle due, è quella protettiva e disponibile. Come sua sorella, anche Claire è una donna sola (tant’è che ne comprende la follia in tutti i momenti del film), ma è quella che accetta la sua condizione, che vive la sua vita pacificamente, soprattutto per amore di suo figlio, fino a quando saranno fenomeni esterni che troveranno una fine alla sua storia.

Alcune sbavature dettate dal suo sfarzoso gusto recente, spesso ci fanno sospirare infastiditi (ancora la donna nuda in mezzo alla natura al chiaro di luna… Von Trier, è una bellissima immagine in senso fotografico, ma è un po’ forzata… Almeno però, non ci hai infilato gli animali parlanti questa volta. Apprezziamo lo sforzo), ma “Melancholia” nel complesso rimane un film che toglie il fiato. Attenzione: non è un film facile, fin troppo filosofico e ricercato per una visione rilassata e che non pretende impegno intellettuale. Quindi, prima di andare e vederlo, pensateci comunque due volte. Ci tengo ad avvisarvi prima che poi torniate su questa pagina e mi insultiate “Avevi detto che era un bel film”. “Sì, vero. Per me lo è stato, ma so già che molti lo odieranno”.

“Melacholia” è un film che parla di solitudine individuale e universale. Un film profondo ed artisticamente inattaccabile. Una storia che ci mostra come il nostro destino sia tanto triste quanto ineluttabile. Moriremo tutti, qualsiasi piega daremo alle nostre vite.