A DANGEROUS METHOD

Un possibile sottotitolo a questo post sarebbe “O l’apoteosi della mia repulsione per il ghigno di Keira Knightely”. Ragazzi… è davvero satanico. Non sta a me a giudicare se Keira Knightely possa essere ritenuta o meno una bonazza, ma se mi è permesso azzardare un giudizio, credo sia la classica bellezza eterea che possa piacere molto, ma non di certo “fare sangue”. Il problema è che anche una volta assodato che sì, vi piace proprio, tutto passa in secondo piano appena si mette a sorridere, divertirsi, piangere, disperarsi… Insomma a fare tutto ciò che un’interpretazione facciale possa richiedere. Vediamo repentino il suo mento protrarsi in avanti e il suo viso contorcersi in un’espressione che provoca un sentimento ai limiti del disgusto.

Lo sapevo che sarebbe finita così quando sono andata a vedere l’ultimo lavoro di Cronenberg. Già dai pochi minuti di trailer il ghigno malefico si incominciava a notare in tutto il suo insopportabile fastidio, tanto che se non si fosse trattato un film di Cronenberg con Fassbender, probabilmente avrei desistito aspettandone l’uscita in dvd. Poi al cinema ci sono andata…

Per chi non ne avesse sentito parlare, il regista di alcuni grandissimi cult quali La Mosca, Videodrome, A History of Violence, La Promessa dell’Assassino (solo per citarne alcuni)… ci catapulta questa volta dentro una delle pagine di storia più affascinanti e note della psicologia moderna: il rapporto Freud-Jung. E’ il 1904 e siamo a Zurigo: il quasi trentenne Jung (Fassbender) è affascinato dalle teorie di Freud (Mortensen). Jung è sposato, in attesa di prole ed esercita le sue teorie psichiatriche all’ospedale Burgholzli. Qui viene portata l’appena diciottenne Sabina Spielrein (Knightely), su cui Jung sperimenta le teorie freudiane, portando alla luce quelle violenze subite dal padre che ne hanno condizionato la sessualità. Jung, andando contro a cardini della psicologia che vietano rapporti tra terapista e paziente, si innamora della ragazza e comincia una relazione con lei. Sullo sfondo, la corrispondenza e la storia d’amicizia con il suo maestro, da cui presto si allontanerà: Jung approva l’utilizzo del misticismo nella cura psicologica, mentre Freud sostiene che non si possa aiutare un paziente suggerendo qualcosa che non sia reale.

Un Cronenberg sottotono ci presenta una storia interessante, ma da cui forse ci si poteva cavare di più. Fassbender e Mortensen bravi come al solito, scompaiono nella nebbia da offuscamento causata dalla Knightely che soprattutto nella prima fase, quella che racconta la sua pazzia, raggiunge l’apoteosi di utilizzo del ghigno. Vi giuro che al cinema ho raggiunto crampi da contorsione per il fastidio. Il consiglio quindi è: se anche voi non tollerate il Keira’s Horror Smile, evitate il A Dangerous Method. Uscireste coi nervi a pezzi.