Dogtooth

Dogtooth non è mai approdato nelle nostre sale ed è un vero peccato, tenendo conto che è stato anche nominato agli Oscar 2011 nella cinquina per il Miglior Film Straniero. Abbiamo deciso di risfoderarlo dal cassetto dopo il passaggio del secondo film del regista greco Yorgos (o Giorgos) Lanthimos da Venezia: Alps.
Noto è il mio amore per quei film un po’ bislacchi, in cui si rimane a bocca spalancata per la quasi insensatezza dell’azione che viene mostrata. Dogtooth potrebbe sembrare tutto questo, invece è uno dei film più sperimentali per trama visti negli ultimi anni.

La situazione di partenza è abbastanza semplice: se ci isolassimo dal mondo potremmo essere creature diverse da quelle che siamo? Così un padre e una madre, decisi a preservare i propri figli – un maschio e due femmine – dalla bruttura di ciò che li circonda, li segregano in una villa-fortezza. I ragazzi, ormai pressoché ventenni, trascorrono le loro giornate sfidandosi in strani giochi di forza e coraggio, scoprono la sessualità (che nel caso del maschio viene soddisfatta: il padre porta a casa settimanalmente una sorta di “vittima sacrificale” con cui lui dà libero sfogo – per così dire – ai suoi istinti) e sono indotti ad usare un linguaggio privo di qualsiasi volgarità o riferimento amoroso/sessuale (bellissima la scena del padre che traduce a suo modo la canzone in inglese alla radio). Lanthimos ci mostra come l’essere umano, in qualsiasi modo si provi ad allevarlo, rimanga un animale, che se rinchiuso in gabbia diventa violento e cattivo. Ci dimostra che siamo creature fatte di carne ed emozioni, quelle stesse che anche volendo non possiamo rifuggire. D’altronde, se proprio c’è una cosa da cui non si può scappare, quelli siamo noi stessi.

Il titolo, Dogtooth, è ispirato a una storia che viene raccontata nel corso della pellicola, o meglio, quella che i genitori raccontano ai figli: potranno andarsene di casa e vedere cosa c’è oltre le mura che la cingono, solo quando cadrà loro il “dogtooth”. Tradotto, solo in tardissima età o addirittura mai. Ma se la speranza è l’ultima a morire, è anche vero che ciascuno il suo destino non lo aspetta, ma lo deve cercare. Avete presente quando vi piace uno e lo continuate a guardare, lo consumate quasi, ma non ci parlate e così lui si mette con una più cozza di voi, ma che si è buttata? Ecco… La vita dovrebbe essere presa così, pensando che non ci siano limiti alla provvidenza, che ogni cosa vogliate la possiate far accadere. O almeno… provateci prima di dire che non ce l’avete fatta.

Dogtooth è un film perverso e violento, ma con un messaggio assolutamente positivo. Parlando di segregazione, ci mostra la nostra natura e la vita. Lanthimos è un folle geniale, uno dei registi contemporanei più interessanti e con un tratto fortemente autorale. Sperando di vedere presto il suo secondo film in sala, nel frattempo vi consiglio di recuperarvi questo suo primo, incredibile lavoro.