Pomodori Verdi Fritti (Alla Fermata del Treno).

Bentornati alla scrivania (o ovunque voi siate di ritorno dalle vacanze). Tutto bene? Mentre la frenetica vita di tutti i giorni incomincia a risucchiarci, qui decidiamo di partire per gradi. Nulla di pesante. La mente deve rimanere ancora serena. Vi racconto una storia:
“C’era una volta questo grande lago e noi ci andavamo a pescare, a fare il bagno, a remare. Un giorno di novembre un branco di anatre si posò sul lago e la temperatura si abbassò di colpo fino a far gelare il lago, allora le anatre spiccarano il volo portando con sé il lago”.

Ci sono film che ti rimangono nel cuore per sempre, per svariati motivi. Alcuni, a distanza di anni, ti trovi a chiederti perché ti avessero colpito così tanto (vedi per la sottoscritta il primo – e forse l’unico – che è riuscita a farla commuovere fino alle lacrime: Quattro cuccioli da salvare… che vergogna!), altri che riguarderesti tutti i giorni, come quelle canzoni che suonano ininterrottamente nello stereo da anni: Pomodori Verdi Fritti (Alla Fermata del Treno).

Per scrivere questo pezzo, ieri mi sono trovata a rivederlo per la centesima volta, senza rimanere delusa, riflettendo su vecchie e nuove questioni legate al film.
Tra le nuove: che fine ha fatto Chris O’ Donnell (quello bravo e bono)? Avendo perso un po’ le sue tracce e ricordandomi l’amore adolescenziale che ci aveva legato anche se lui ne era ignaro, mi sono andata a spulciare la sua filmografia recente, trovando titoli imbarazzanti come Cani & Gatti – La Vendetta di Kitty 3D (vorrei sapere in che ruolo…). Peccato, era tanto carino.

Pomodori Verdi Fritti per me è un racconto con affascinantissimi personaggi femminili, una storia che riesce a commuovere, emozionare e divertire allo stesso tempo. Non è da tutti. Femminista quanto basta per appassionare il pubblico femminile – non è un caso che ha segnato la giovane età di moltissime mie amiche che ancora lo definiscono “il loro preferito” -, ma anche un semplice bel film godibilissimo da qualsiasi pubblico. Amicizia, problemi coniugali, difficile accettazione di se stesse e del proprio corpo (memorabili i tentativi di Evelyn di salvare il proprio matrimonio, tra cui “l’ispezione della vagina”), perdita e rinascita. Queste solo alcune delle tematiche toccate.

Se non lo avete mai visto, è d’obbligo. Se avete sorriso leggendo questo articolo, ricordandovi di quanto vi era piaciuto, recuperatevelo. Il regista Jon Avnet è riuscito a raccontare questa piccola storia tratta dal romanzo di Fannie Flagg in maniera superlativa. Come non ci è mai più riuscito.