Domenico Starnone ha scritto un nuovo libro, si intitola Scherzetto. Si legge, e si sorride, col cuore in gola, come ha detto bene Annalena Benini nella sua recensione per il Foglio. Il cuore in gola per questo nonno, Daniele Mallarico, illustratore famoso a fine carriera, alle prese con Mario, un bambino di quattro anni, suo nipote, insieme per tre giorni dopo una vita senza essersi praticamente mai visti. In sottofondo Betta, sua figlia, madre di Mario e Saverio, il marito: una coppia in crisi.
Il sottofondo vero, però, sono i fantasmi, la famiglia, le origini, i ricordi e il passato, ogni tentativo di essere qualcos’altro, il vuoto (“Cos’è il vuoto? – Non è niente di che”), le strade prese,  le cose a cui abbiamo deciso di aggrapparci. Domenico Starnone tira fuori come sempre la sua capacità chirurgica di descriverci senza ricami e decorazioni: i retropensieri e le ansie, la rabbia, le risate, i cambiamenti. Il passato e il futuro e gli spintoni che ci lasciano traballanti ma che fanno la differenza.

Scherzetto è la storia di uno specchio, o forse una porta vetri difettosa – come scoprirà chi avrà voglia di leggere il libro – con il nonno e Mario, uno di fronte all’altro, litigano giocano si scrutano e riconoscono, si salvano a vicenda tra risate, domande di ogni tipo e una Napoli descritta come una fotografia.

«Papà – disse ironica, – cos’è questo, una via nuova, una nuova giovinezza? È bello. Non aveva mai sprecato parole di lode per le cose che facevo. – L’ha fatto mio nipote, – dissi con orgoglio. Ma Mario strillò contemporaneamente: – Ho copiato dal nonno».

Un illustratore famoso, abituato a fama e riconoscimenti, e un bambino, suo nipote, che giudica le sue opere senza sconti: troppo scure, manca il giallo.  E dentro, in mezzo, tra un gioco e una colazione e un sorriso ironico o dolce, interrogativi e riflessioni sulle scelte fatte, sul passato che in fondo rimane sempre, su cosa si pensava di essere e diventare da giovani e come ci si ritrova, anziani, dopo ogni conflitto, quando torna indietro e riapre qualcosa. E un bimbo, con una folla e una meraviglia dentro, che disturba, chiede, pretende, ed è in fondo uguale a lui, solo proiettato verso il futuro.

Con Scherzetto si legge e si ride col cuore in gola, pensando a quanto sia bravo Domenico Starnone, che dopo Lacci consegna un’altra radiografia umana dei legami.

Con Scherzetto si legge e si ride col cuore in gola, pensando a quanto sia bravo Domenico Starnone, che dopo Lacci consegna un’altra radiografia umana dei legami, del tempo e della vita, quella dentro e quella fuori, del modo di tenerci insieme che abbiamo tutti, di quanto possiamo essere fallibili, spaventati, buffi anche, ma spesso con ottime intenzioni, egoisti e generosi, o almeno convinti di esserlo. Fino a quando arriva uno spintone, o una pioggia liberatoria, quando resti chiuso fuori al freddo sul balcone dove hai sempre avuto paura del vuoto, e scopri che tuo nipote che ti aveva spiegato che basta tirare su il vuoto col secchio forse aveva ragione.

Domenico Starnone sembra fare tutto questo semplicemente raccontando una storia e mettendo lo zoom su una famiglia e una casa per 72 ore, il risultato è un libro davvero bellissimo.