Ad un risveglio delle 7.30 può capitare di assistere al tormento di Lui, in piedi davanti al cassetto, preda di un dilemma: mutande rosse o mutande blu? Alla fine, quando lo vedrai sorridere per aver scelto quelle verdi perché fanno pendant con la tshirt, ti rendi conto che avresti pagato oro per mutare la location di quel risveglio e, per esempio, ritrovarti  alla più importante conferenza sul genere e uccidere lo stereotipo sessista della donna esigente, vittima del proprio look. Quella mattina, però, avevo da fare qualcosa di più urgente di una semplice questione di genere. Avevo un appuntamento con le mie riflessioni sulla gramigna che, in realtà, era anche essa una questione di genere, più di quanto lo fosse la storia delle mutande.

Tempo fa mi sono imbattuta  in una palestra speciale che si chiama Malamore, di Concita De Gregorio. E’ un luogo impaginato in cui si raccontano esercizi di resistenza al dolore, una sorta di corso di autostima ma con tanto di allarme pronto a suonare, una piacevole eco a Simone de Beauvoir ed alle sue amiche che, in tempi molto sospetti, hanno centrato il cuore del problema: le donne incontrano difficoltà  per affermarsi nella famiglia, nel lavoro, per quella loro immagine di perfetto manichino da sempre relegato alla cura, retaggio di una società patriarcale, ahimé,  che ancora impera.

Concita De Gregorio, attraverso le donne di Picasso, Eva Kant e la maga Circe, e attraverso le storie di tante altre donne, offre una analisi gratuita, ma senza lettino. Fotografa uomini insicuri, figli e non ancora pronti per essere compagni e donne accomunate da una dote affascinante, quanto oltremodo pericolosa: la resistenza al dolore. In Italia una donna su tre, dai sedici ai settanta anni, è vittima della violenza di un uomo, ma pochissime sono pronte a denunciare a loro stesse le violenze subite perché hanno sviluppato una sorta di abitudine all’errore: incassano per mettersi alla prova, per far trionfare la propria virtù al martirio, ma il “malamore è un po’ come la gramigna che cresce nei vasi dei nostri balconi. Sradicarlo costa caro, per cui si preferisce farla crescere, ma darle acqua ogni giorno equivale ad accrescere la resistenza al proprio dolore e questa folle tentazione  può costare la vita”.

Quella mattina, prima di alzarmi dal letto, avevo realizzato che in realtà sul mio balcone di gramigna non v’è traccia, ma avevo compiti più ardui da portare a termine, tanto per cominciare spiegarGli che dieci minuti in più di sonno ogni mattina sono decisamente meglio di una mise monocromatica.