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Michele Riondino è bello. Ha quegli occhi profondi è intelligenti di chi dentro ha qualcosa, di chi ha un passato pesante da dire. Dopo aver raccontato per anni le vite degli altri attraverso i ruoli interpretati come attore, oggi è arrivato il suo momento. Un libro, nel quale elaborare sotto forma di romanzo ogni pensiero trascorso come un lampo nel cervello, dall’infanzia vissuta a Taranto nascosto dal fumo cattivo del quartiere Paolo VI.

Per emergere, per respirare l’aria buona non resta che una scappatoia. Ha l’aspetto e il nome di una setta la via di fuga di Michele, ma una setta buona, “La setta dei poeti estinti”. Qui il teatro esplode nelle vene di Michele, spingendolo a parlare, a piangere, a suonare e a gridare con tutto il fiato che ha a disposizione. E una volta che si assapora la libertà è difficile tornare in gabbia. Michele scappa a Roma, deciso a mettere alla prova il suo talento alla storica scuola di recitazione “Silvio D’Amico“.

Come è andato quel provino, lo sappiamo bene. Michele scrive per Fandango Libri una biografia che è ben più di un racconto personale. Ci parla del mestiere dell’attore, con le sue contraddizioni e sofferenze, ci parla di una terra difficile come Taranto, con i suoi tramonti accesi dai fumi dell’ILVA, ci parla del coraggio di chi cambia radicalmente la propria vita, ma anche di quello di chi resta.

Si vede che stare costantemente nei panni di un altro, ti consente di guardare la tua vita dal di fuori. E non è un privilegio da nulla.