Se parlo di arte contemporanea, di fondazioni, di gallerie, di collezionismo, di atelier, di vernissage immediatamente tutti immaginiamo qualcosa di elitario, di esclusivo, probabilmente pensiamo subito a tanti personaggi snob, Radical chic, che indossano strani cappelli, bizzarri occhiali colorati e papillon a pois. Insomma il classico personaggio con l’outfit da inaugurazione, quello che si fa notare, quello che assume una strana cadenza e deve trovare almeno qualcosa di “divino”. “Una disgrazia”, per dirla con le parole di Banksy, ”mai così tanta gente ha impiegato così tanti strumenti e così tanto tempo per dire così poco” e a così poca gente, aggiungo, perché per quanto io sia completamente in disaccordo con questa sua affermazione, sono anche assolutamente d’accordo con il fatto che esiste una vera e propria urgenza di comunicazione artistica.

Moneyless, Martina Merlini, Gaia, 2501 courtesy of 999 Contemporary

Moneyless, Martina Merlini, Gaia, 2501- courtesy of 999 Contemporary-

Ecco dunque la risposta spray all’arte contemporanea, che ci ricorda che l’arte è di tutti, e parla a tutti, anche a te che passi. La Street art. La forma d’arte più importante del ventesimo secolo. Si trova per strada ed è di assoluta qualità. Una risposta selvaggia, che travolge tutti i messaggi della comunicazione elitaria. Ma è proprio dall’interazione dell’elitario con il selvaggio, che nasce questo speciale incontro col meraviglioso.

E se a interpellare lo strumento più estremo della comunicazione è una galleria?

Il cerchio è chiuso.

E’ ciò che succede oggi a Roma la 999Contemporary in collaborazione con l’XI municipio di Roma e l’azienda Oikos, storica produttrice di vernici murali, mettono in piedi una vera e propria galleria d’arte contemporanea nei pressi dell’incrocio tra via del Porto Fluviale e via Matteucci, in uno spazio di assoluto degrado, percorso ogni giorno da migliaia di auto e di pedoni.

È il sottopasso ferroviario di via Ostiense riqualificato in quattro giorni da un team di street artist di fama internazionale. Moneyless, Ozmo, Gaia, Martina Merlini, Tellas, 2501 e Andreco hanno realizzato un opera pubblica collettiva spinti dal desiderio di sperimentare e differenziarsi. Un progetto utopico, fatto di geometrie e simboli, che perfettamente dialogano con la vicinissima Piramide Cestia e il suggestivo cimitero Acattolico, omaggiato dai ritratti di Antonio Gramsci, John Keats e Percy B. Shelly, in cui le spoglie risiedono.

Ozmo courtesy of 999 Contemporary

Ozmo – courtesy of 999 Contemporary –

Tra le influenze e le prospettive che ritroviamo in questi graffiti, c’è un messaggio di sensibilità per la storia e per lo spazio, che sottolinea il nostro essere precari, la voglia di rivoluzione e mescola innumerevoli varietà di culture ad influenze tradizionali.

Moneyless- courtesy of 999 Contemporary

Moneyless – courtesy of 999 Contemporary –

La rivoluzione parte dalla strada, dall’adrenalina di un arte veloce, indispensabile, che comunica messaggi chiari. Messaggi che entrano nelle nostre menti e nel nostro cuore. E’ la manifestazione più dirompente della Libertà di espressione. Perché si muove ed è sempre diversa, ed ha sempre una diversa finalità, e ciò stimola le idee e la creatività, ma sopratutto il messaggio che è sempre più convincente.

Andreco, Gaia - courtesy of 999 Contemporary -

Andreco, Gaia – courtesy of 999 Contemporary –

Un energia crescente che viene dalla diversità, c’è sempre una nuova sfida. Una “furia del dire” , come ha scritto l’antropologo francese Lapassade, un “fomento” come lo chiamano i writer qui a Roma, ossia quel bisogno impellente di comunicazione, che riesce persino a catturare la nostra immaginazione intontita dalle pubblicità, riattivare e stimolare le nostre sinapsi celebrali e scuotere la nostra monotonia urbana. Abbiamo bisogno dei graffiti nelle strade, molto di più degli slogan nei cartelloni pubblicitari.

Tellas - courtesy of 999 Contemporary -

Tellas – courtesy of 999 Contemporary –

Una vera operazione di recupero urbano. Muri scrostati, ricolorati, spazi grigi dimenticati , riqualificati con il bel risultato di tanti pedoni sorpresi da tanta meraviglia.

Gaia - courtesy of 999 Contemporary

Gaia – courtesy of 999 Contemporary –

Questa operazione insieme all’intervento di Blu, maestro italiano della Street art, comparso in questi giorni sulla costruzione Alexis, (un vecchio edificio degli anni ’20, abbandonato da anni e recentemente occupato da un gruppo di studenti), mette Roma al passo delle grandi capitali europee, dove la Street art è già da tempo consacrata e convive con gli edifici storici, a testimonianza del passaggio di uomini e del loro tempo.

Blu- Roma- Immagine da Streetartnews.net

Blu – Roma – Immagine da Streetartnews.net

L’opera trasforma l’edificio in una grande catena di auto e reca un iscrizione dove si ricorda l’omicidio di Alexandros Grigoropoulos, lo studente di quindici anni, ucciso il 6 dicembre durante i disordini in Grecia del 2008.  Un linguaggio artistico che va dritto al punto e rafforza nei cittadini il desiderio di libertà. Opere stimolanti e socialmente rilevanti, che ci danno occasione di riflettere e non è poco.

Blu- Roma- Immagine da Streetartnews.net

Blu – Roma – Immagine da Streetartnews.net

“Pezzi” che sono enormi opere d’arte curate nei minimi dettagli. Forze vergini, in spazi involati, ma abusati, dove è la voce degli “invisibili” a farsi sentire. Nella strada si trova l’arte vera, dinamica ed eccitante. Un bel cortocircuito dunque, che ci dice che la strada è viva e può essere anche tanto bella, “e anche se con la tua opera non guarirai il mondo dalla povertà, potrai almeno far sorridere qualcuno mentre si svuota la vescica”.