Riflettendo sulla prima puntata di Senza Rossetto mi è saltata all’occhio una frase sacrosanta di Giulia Blasi:

Le donne sono sottovalutate e tenute in minor conto degli uomini in letteratura.

Questa è la nuova spinta nel mio progetto annuale di lettura: leggere di più, ovviamente, ma soprattutto leggere più scrittrici. Non abbandono gli uomini, ovvio, ma come donna è mio dovere impegnarmi a scoprire quella parte della letteratura che viene sistematicamente snobbata.

Scoperte più o meno recenti sono Elizabeth Jane Howard, Margaret Atwood e ora do il benvenuto a Willa Cather. È fresca d’uscita, infatti, l’edizione Fazi de Il mio nemico mortale, romanzo breve dell’autrice americana, pubblicato per la prima volta in America nel 1926.

Cosa avrà di così affascinante per le donne e gli uomini del XXIesimo secolo una storia così lontana nel tempo?

Intanto c’è il talento di Willa Cather, una delle più rinomate e capaci giornaliste del suo tempo, prima, e scrittrice poi. Tanti anni dedicati al McClure’s Magazine a New York, un mensile americano dai potentissimi contenuti letterari e politici, noto anche per le pubblicazioni a puntate di racconti d’eccellenza della Cather stessa, ma anche di Arthur Conan Doyle, Ruyard Kipling, Jack London e Mark Twain, solo per citarne alcuni. Willa ha vinto un premio Pulitzer per il romanzo del 1923 One of ours, ma con Il mio nemico mortale conferma la sua capacità unica di racconto e scrittura. Un romanzo di 90 pagine può sembrare, superficialmente, un puro esercizio di stile, ma in realtà si rivela essere un racconto intimo e malinconico di una vita e dell’ineluttabile senso di sconfitta che è sempre in agguato.

Il mio nemico mortale è il racconto che Nellie Birdseye fa di Mrs Myra Henshawe, la vera protagonista del romanzo, colei che giovanissima lascia la fortuna di famiglia per vivere il suo amore con Oswald, suo futuro marito. Nellie e Myra si incontrano nella prima pagina ed è inevitabile per la giovane ragazza subire il fascino di questa donna intelligente, piena di amici, dalla parlantina coinvolgente. Con una narrazione fluida e precisa Nellie osserva la parabola di Mrs Hensawe, fino all’epilogo impensabile e alla sua totale trasformazione. Una vita perfetta che diventa dolorosa, triste, incattivita.

Sembrava insieme forte e spezzata, generosa e tirannica – una vecchia arguta e un po’ perfida, che odiava la vita per le sconfitte che le aveva imposto e l’amava per le sue assurdità.

E solo nelle ultime pagine si arriva a capire chi è il suo famigerato nemico mortale, con un colpo di scena spiegato, poi, con indulgenza dall’autrice. Willa Cather racconta con lievità ed eleganza una vita apparentemente avvelenata da una sola decisione. In realtà si rivela essere solo una evoluzione fisiologica dell’animo umano, quella che subisce quando è incatenato e limitato dai meccanismi dell’amore e dell’ordinario.

C’è una componente empatica nel personaggio di Myra che non emerge subito, ma lentamente, quando si chiude l’ultima pagina del romanzo. E la maestria di Willa Cather sta proprio in questo: lei non allude, non nasconde tra le righe, ma dipinge personaggi realistici che abitano i pensieri del lettore con elegante invadenza, cosicché alla fine ci si chiede:

E se il destino di Myra Henshawe fosse anche il mio?

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Il mio nemico mortale, Fazi editore