Cosa c’è di più bello del riuscire a fare proprio un posto nuovo e sentirlo un po’ come casa?

Complici il lavoro, gli amici, la lunga permanenza a Budapest e un’innata testardaggine che tende al positivo, ho costruito qui il mio piccolo mondo ungherese, microcosmo osmotico dove tradizioni, lingue e culture si mescolano, una big family dove i ruoli non sono definiti dai legami di sangue, ma piuttosto dalla genuinità dei rapporti, dall’affetto e dal tempo trascorso insieme.

Budapest 2015

Budapest 2015, ph. Martina Giustra

I riti familiari e le cose che accadono attorno alla tavola mi meravigliano e mi emozionano, e mi fanno rendere conto, ogni giorno di più, che le differenze culturali, più e meno apparenti, si superano con facilità o si annullano del tutto, quando si impara a dosare con abbondanza umanità e sensibilità.

Ci sono tre cose tipiche dell’ospitalità ungherese, assai semplici, ma che mi fanno sorridere e mi riempiono di calore familiare!

Appena varcata la soglia delle case ungheresi, ci si toglie le scarpe. Un po’ per non danneggiare il parquet tipico e quasi onnipresente, un po’ per rispetto e pulizia. Non c’è bisogno di un profondo rapporto di amicizia per ricevere un paio di pantofole: gli ungheresi ne avranno sempre a disposizione per tutti. Un po’ come dire: “Prego, benvenuto, vorrei che ti sentissi a tuo agio!”.

detail, ph. Martina Giustra

detail, ph. Martina Giustra

Non importa l’ora, o se si tratti di un pranzo, di un caffè o di una cena. L’ospite si accoglie con la palinka, meglio se homemade, prodotta in Transilvania (prima del Trattato di Trianon, territorio ungherese) e servita in bicchierini di ceramica o cristallo, adagiati su piccoli centrini salvagoccia. Inutile dirvi che non c’è altra opzione, se non quella di accettare… e bere!

Hungarian lunch 2015, ph. Martina Giustra

Hungarian lunch 2015, ph. Martina Giustra

Ogni famiglia ha una propria versione delle ricette più tradizionali, dal goulash, al bejgli, ai palacsinta, questi ultimi simili alle nostre crêpes, ma ripieni di ricotta, limone e cannella, semi di papavero, cioccolata o marmellata. Cucinare per gli altri è, anche qui come altrove, un atto d’amore!

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