Per un caso fortuito del destino mi trovavo a New York nel periodo delle elezioni americane che ho seguito con più attenzione. Non sono diventata all’improvviso analista politica, piuttosto c’è stata una combinazione di elementi legati a questa campagna elettorale che ha destato la mia curiosità: Hillary Clinton e la possibilità di avere il primo presidente donna degli Stati Uniti, Donald Trump e la sua politica ignorante contro il sistema e il bombardamento mediatico su testate giornalistiche e social media. Il “successo” è da ricondurre alle modalità inedite della disputa fra i due candidati che fra attacchi frontali, scandali, minacce hanno dato vita alla campagna più aggressiva della storia americana recente. Il tutto condito dalla quantità di informazioni e reazioni che la rete sa generare, a questo punto della storia contemporanea, rendendola a tutti gli effetti una enorme cassa di risonanza incontrollabile.

Ho tifato per Hillary, anche se non da subito, ho creduto nella prima donna presidente, ho letto con disgusto le prese di posizione di Trump, ho pesato ogni endorsement “famoso” che la Clinton ha collezionato: Lady Gaga, Lena Dunham, Beyoncé e infine il mio amato Bruce Springsteen che con Bon Jovi ha cantato a Philadelphia la sera del 7 Novembre, il giorno prima del voto.

Una foto pubblicata da Alessia (@amaracchia) in data:

Eppure a dispetto delle speranze della sottoscritta, delle good vibes, dei sondaggi e della maggioranza dei media americani, Trump ha vinto portando con sé un carico di dubbi e paure per il futuro. Che ne sarà delle minoranze sul suolo americano e della comunità LGBT? Che ne sarà dell’America nella politica estera? Che ne sarà dell’America in generale?

Il giorno dopo l’elezione Lady Gaga protestava sotto la Trump tower con un cartello molto semplice,

Love trumps hate

l’amore sconfigge l’odio, mentre a Union Square si organizzavano sit-in e a Portland, Los Angeles scattavano i primi disordini e il dissenso. Contemporaneamente sono apparsi messaggi differenti: inviti a donare a Planned Parenthood e a tutti le associazioni minacciate da Trump e dai suoi uomini nella campagna elettorale, rassicurazioni di ogni tipo per gli americani delusi e le comunità di immigrati, la condanna diegli atteggiamento violenti contro le minoranze. Il lato divertente? Molte donazione a Planned Parenthood sono state fatte a nome di Mike Pence, futuro vicepresidente del quadriennio Trump esponente dell’America conservatrice e bigotta.

Nel suo concession speech Hillary ha detto:

A tutte le ragazze che stanno guardando: non dubitate mai del vostro valore, che siete forti e meritate ogni possibilità e opportunità nel mondo di inseguire e realizzare i vostri sogni.

Un messaggio di signorilità speranza dopo la batosta subita.

Ed ecco ancora la signorilità e la mitezza nei messaggi di Brie Larson, attrice, vincitrice dell’Oscar nel 2016 e molto attiva nelle campagne sociali, che ha postato una serie di riflessioni su Instagram molto significative. Invocando una #hatefreezone ha chiesto ai suoi follower una riflessione, parole di conforto, soluzioni e azioni positive in questi tempi difficili per l’America, dove più d’uno teme di non essere sicuro. E come lei molti personaggi pubblici hanno esteso l’invito a essere propositivi, forti, gentili.

Hiiiiiieeeeeeeee👋 I can’t stop talking about this election. I wanted to check in and see how you’re doing. Let’s try something new in the #hatefreezone – how specific can you be about your fears? Instead of saying “I’m worried the world is going to end!!” Can you speak in more detail? EXAMPLE: “I’m worried that without funding for environmental research it will stop our progress in finding new ways to obtain clean energy. I’m worried the air will be polluted and I won’t be able to breath!” See what I’m doing there? I’m finding a way to not get all blanket dooms day but see exactly what the root of my fears are. In response, my hope would be that others who are knowledgeable on whatever issue is expressed could provide articles or information on how we can support it. Today we start working together to create a community that we fear has disappeared. To those who don’t understand why we feel so scared, before you get angry or call us names, look at the comments and see if there is a kind way you can help. We all just want to feel safe and supported. Abusive commenters will be blocked. If certain topics become triggers for you, please take care of yourself. Crisis numbers are posted in my account from a few days ago. Much love from me and my friends to you and yours.

Una foto pubblicata da Brie (@brielarson) in data:

Non credo ciecamente nell’America così come non credevo ciecamente in Hillary Clinton. Io credo, piuttosto, nel potere della gentilezza, delle buone maniere, dell’amore inteso come tolleranza, rispetto e accoglienza delle persone. Ciò non vuol dire vivere in un mondo fittizio di sorrisi e positività di cartone, ma voglio fermamente credere nella capacità di trasformare le proprie paure in azioni positive. Ve lo chiedo, allora, in maniera diretta e spassionata: è possibile secondo voi dare vita a rivoluzioni con la gentilezza e le buone maniere? È davvero arrivato il tempo in cui con piccoli gesti si può prendere una posizione ferma contro l’odio, la paura e la violenza? Lo possiamo fare anche adesso noi, nel nostro piccolo, nell’Italia che viviamo e nel quotidiano sui social network?

Nel caos post Brexit gli inglesi hanno cominciato ad indossare spille da balia sui vestiti, le safety pin, dando vita al #safetypinmovement. Ogni spilla indossata è un messaggio per chi ci sta intorno: I am safe, cioè io sono una persona per bene e di cui ti puoi fidare. Se ti senti vittima di violenze verbali, di odio, di episodi di xenofobia, io sono qui, parlami e farò quello che in mio potere per farti sentire più sicuro. Pochi giorni dopo l’elezione di Trump le safetypin sono tornate e il messaggio non è cambiato: il diverso non mi fa paura, lo difendo e non riterrò normali i messaggi di odio.

Una foto pubblicata da FUMP (@thefumpmovement) in data:

Qualcuno troverà questo movimento un po’ naif, per altri una goccia nel mare che darà sollievo a pochi, altri ancora ne rideranno senza pietà, ma oggi qui io voglio dirlo con coraggio: questi sono i movimenti che mi danno speranza perché sia ancora possibile trovare minuscole oasi di gentilezza in questi anni travagliati. Da oggi, quindi, potrete riconoscermi più facilmente se mi incontrate per strada, sarò quella con la spilletta gentile e la safetypin sul bavero.

be-nice-pin

Benjamin Schwartz sul New Yorker

Benjamin Schwartz sul New Yorker

Per ulteriori informazioni:

Il racconto di Vox: A small way to show solidarity after Donald Trump’s presidential win, inspired by Brexit

Quello della BBC: Why are people wearing safety pins after Trump victory?

E le voci contro raccolte dal Washington Post: Safety pins: Solidarity symbol or emblem of ‘white guilt’?