In Caccia alle streghe” e “La sera della prima” parlavo del dietro le quinte di uno spettacolo di danza, ma sempre dal punto di vista dei ballerini.

Cosa succede quando i coreografi sono i ballerini stessi?

Lo spettacolo “Tanz made in Bern”, con prima il 14 giugno, é interamente creato da noi: dai passi al tema, dalle luci ai costumi.

F. Lee and C. Staaf in "Follow" by Y. Yang

F. Lee and C. Staaf in “Follow” by Y. Yang

Tutta l’equipe tecnica viene messa a disposizione di ogni ballerino che volontariamente accetta la possibilità di provare a sperimentare liberamente il proprio spirito creativo. Ho sempre pensato di non avere abbastanza immaginazione per creare qualcosa di nuovo, eppure mi sono lanciata e ho accettato la sfida, anche solo per comprendere meglio le difficoltà dei coreografi per cui lavoro.

from the piece "220 Monobloc" by M; Zurbach

from the piece “220 Monobloc” by M; Zurbach

Nessuno dei pezzi presentati ha l’ambizione di essere innovativo e rivoluzionario, sono solo idee ed espressioni. Ho imparato che non tutto dipende dalla creatività dei passi inventati, anzi. Sono convinta che spesso la chiarezza del messaggio sia la padrona di un pezzo ben riuscito. Ogni volta che sono nello studio per creare mi piace tener presente che sto offrendo qualcosa ad un pubblico di spettatori non per forza tecnici o esperti in materia.

Io stessa quando vado a vedere uno spettacolo, che sia danza o teatro o opera, mi aspetto di essere intrattenuta, di vedere qualcosa di bello, stimolante e soprattutto comprensibile. Ogni spettatore entra in sala trascinandosi dietro tutto quello che vive al di fuori durante il giorno, é opera dello spettacolo (e del coreografo) trasportarlo in qualcosa di differente e magari lasciargli un retrogusto di significato che si porterà nella vita di tutti i giorni.

La chiave, per me, é la ricerca della semplicità.

M. Langmann in "Did u just watch me drown?"

M. Langmann in “Did u just watch me drown?”

Questo non vuol dire che non si possano trattare argomenti importanti o impegnati, ma bisogna ricercare il modo più diretto ed efficace per farlo. Nella vita di ogni giorno veniamo bombardati da continui stimoli ed idee. Non é facile quindi riuscire a concentrarsi su una sola. Spesso si ha la tendenza a saltare da un argomento all’altro, di mescolare cause ed effetti, memorie e fatti. Di solito il mio primo passo é scrivere tutte le idee che mi passano per la testa, fino a trovare un filo conduttore o l’idea prevalente. A quel punto ricerche, approfondimenti e brain-storming mi portano a capire cosa esattamente di quell’idea ha stuzzicato il mio interesse.

Poi la musica. Se riesco a trovarne una che combacia esattamente con quello che voglio dire e che mi invoglia a continuare a creare o a migliorare, allora il più é fatto. Nella danza contemporanea si può usare qualsiasi tipo di musica o suono. Spesso viene usata la voce (registrata o live) oppure pezzi di dialoghi o di film che sicuramente creano un effetto suggestivo e aiutano a chiarire il fine del pezzo.

Io stessa, per la coreografia che ho creato, mi sono ispirata ad un fotogramma dal film “Garden State”.

immagine dal film "Garden State"

Questo anonimato, le persone/tappezzeria, tipico della vita quotidiana nella nostra società. Ma non volevo parlare solo del “generale”. Penso che i concetti che conosciamo meglio son quelli che ci toccano personalmente. Nei prossimi mesi molte cose cambieranno nella mia vita, quindi, partendo dall’idea dell’anonimato quotidiano, sono arrivata a parlare del cambiamento, del terremoto che può scuotere la nostra routine.

Lasciare qualcosa che si conosce, per quanto insoddisfacente, provoca un senso di terrore e di vertigine. Come al margine di un precipizio di cui non si vede la fine: chi mai deciderebbe di fare il passo in avanti? forse dove siamo adesso non ci rende felici, ma almeno sappiamo cosa dobbiamo affrontare. Ultimo de miei pensieri, però, era infliggere al pubblico un’ennesimo peso alle già difficili situazioni che questa crisi economica, sociale e culturale ci sta offrendo.

Quindi, per questo motivo o forse anche per un motivo terapeutico, ho deciso di concentrarmi sull’altro aspetto del cambiamento: l’eccitazione, le nuove prospettive, la speranza che qualcosa di meraviglioso ci sta aspettando dall’altra parte. Qualcosa che non possiamo nemmeno immaginare.

Photo credit: Philipp Zinniker

Tanz made in Bern 6

Konzert Theater Bern, 14 e 16 Giugno, 2013