ritratto di spalle Vincenza De Nigris

© Vincenza De Nigris

Quante emozioni si possono raccontare con uno sguardo? E quante con un non-sguardo? Se ritrarre una persona significa cercare di raccontare chi è con un’immagine, Vincenza De Nigris ci dimostra che a volte nascondere qualcosa riesce e rivelare molto di più della sua essenza. Le sue fotografie hanno il potere di farci immaginare nuovi scenari popolati da personaggi femminili sfuggenti, ritratti di spalle, meditativi ed enigmatici, in ambientazioni dal sapore retrò in cui le piccole cose, gli oggetti, i vestiti e le textures ci raccontano più di quanto potrebbe fare un viso. Ci siamo immerse nel suo mondo e le abbiamo fatto alcune domande per conoscerla meglio.

still life aereoplanino Vincenza De Nigris

@ Vincenza De Nigris

Cosebelle – Guardando le tue fotografie si ha l’impressione che qualcosa venga nascosto, c’é un certo mistero: le donne sono fotografate di schiena, gli occhi sono chiusi o non compaiono, l’attenzione è posta sui dettagli. Lo spettatore sembra essere messo nella posizione di dover scoprire qualcosa. È così?

Vincenza De Nigris – Nelle immagini che realizzo, i soggetti non sono mai ripresi in volto, questo perché credo sia molto più stimolante immaginare chi si cela dietro quel corpo e magari ci si immedesima in quel soggetto. Le inquadrature delle immagini, i volti non visibili o riconoscibili e l’attenzione posta sui dettagli alimenta l’immaginazione nell’osservatore. Sono solo delle tracce costruite all’interno di un quadro che permettono lo sviluppo di un racconto individuale.

CB – Come scegli i soggetti e i luoghi delle tue fotografie?

VDN – La scelta dei soggetti e dei luoghi avviene in modo casuale, o meglio osservo scrupolosamente tutto ciò che mi circonda e talvolta trovo un’ambiente o una persona che mi colpiscono; allora comincio ad immaginare una scena, una storia, che si traduce subito in una sequenza fotografica. Inizio a pensare a come costruirla, a studiare la composizione, la luce e i colori, contemporaneamente inizia la ricerca della location, dei soggetti e degli abiti.

Nelita ritratto di spalle Vincenza De Nigris

© Vincenza De Nigris

 

sedia scarpe still life Vincenza De Nigris

© Vincenza De Nigris

CB – Nella serie “Autobiography” metti in scena le foto di tua madre da giovane ri-fotografandoti negli stessi ambienti. Sono effettivamente gli stessi luoghi? Che cosa ha significato per te questo progetto?

VDN – I luoghi in realtà non sono gli stessi poiché essendo pugliese, nello specifico di Andria, le immagini in cui mia madre è stata ritratta erano state realizzate lì, mentre le mie sono state realizzate a Milano, durante la mia permanenza per gli studi di specializzazione in fotografia. Ho cercato luoghi simili e gli ho adattati alle mie esigenze, a volte semplicemente spostando i mobili. Questo progetto è stato per me uno studio sociologico sul divario di anni che intercorre tra me e mia madre. A livello generazionale si nota nelle immagini che il mio sguardo è più sfrontato e la postura è più sicura, rispetto a mia madre che appare più imbarazzata. Sono piccole differenze che hanno reso interessante la mia ricerca per lo sviluppo di questo progetto. Ho fatto leva sulla forte somiglianza tra me e mia madre, anche per creare l’illusione iniziale nello spettatore, che spaesato non capisce da subito se nelle immagini si tratta della stessa persona.

ritratto Vincenza De Nigris spalle scatto rubato

© Vincenza De Nigris

CB – Le tue fotografie sembrano degli still estrapolati da un film, e la tua fotografia viene definita Narrative Photography. Prendi ispirazione dal cinema? Quali altre sono le tue fonti d’ispirazione?

VDN – Le mie immagini sono per la maggior parte dei casi orizzontali, questo perché appunto si avvicinano al formato di narrazione cinematografica. Prendo molta ispirazione dal cinema come ad esempio i magnifici e delicati film di François Truffaut, o Wim Wenders, o ancora i grandi maestri italiani come: Federico Fellini e Michelangelo Antonioni. Ad esempio Moonrise Kingdom di Wes Anderson è stato uno degli ultimi film di cui ho apprezzato la fotografia sublime. Ho altre fonti d’ispirazione come la letteratura, amo tantissimo i libri di Amélie Nothomb, Murakami – gli ho letti praticamente tutti – Jerome David Salinger o Jonathan Coe. Altra fonte d’ispirazione è la musica, ascoltare qualcosa e immaginare una scena da poter tradurre subito in una fotografia, mi capita spesso; alcuni artisti tra i miei preferiti sono: Björk, PJ Harvey, Sonic Youth e tanti altri.

still life cappello Vincenza De Nigris

© Vincenza De Nigris

CB – Potresti scegliere una foto che ti piace e raccontarci la storia che c’é dietro?

VDN – L’immagine in questione è Livingroom, Valentine della serie “Melancholy”. È una donna che vive momenti molto altalenanti nella sua vita, passa in breve tempo dalla felicità all’angoscia. L’immagine di lei nella penombra, posta di spalle allo spettatore, la coglie nel momento in cui sta per compiere un gesto, una chiamata (il telefono rosso), prova a chiamare qualcuno che è lontano da lei ma, non riceve risposta, se non il suono dissonante di un telefono che squilla. Torna a giacere sul divano, portandosi le mani al viso dalla disperazione e dal dolore per non aver sentito la voce che tanto gli sarebbe stata di aiuto.

Vincenza De Nigris ritratto di spalle

© Vincenza De Nigris

CB – Sei nata in Puglia e scrivi nella tua biografia che vivi a Torino, ma saresti pronta a partire senza preavvisi. C’é un posto in particolare dove vorresti andare?

VDN – Mi piacerebbe provare ad uscire fuori dall’Italia, sono attratta dai paesi a Nord come la Finlandia la Svezia, la Norvegia. Ho studiato molto approfonditamente la fotografia del Nord Europa e sono attratta dalla luce di quei posti, infatti ho realizzato la mia tesi su un filone particolare della fotografia ed ho integrato alcune artiste-fotografe svedesi che ho anche intervistato. Trovo che il loro linguaggio sia attuale, pulito, privo di fronzoli ed estremamente filmico e anche per questo vicino al mio modo di lavorare. Penso che confrontarsi con altre realtà sia la linfa vitale ma, credo anche, che essere esterofili ad ogni costo sia poco costruttivo e provinciale.

CB – Domanda di rito: qual è per te una cosa bella?

VDN – Il potere creativo dell’immaginazione.