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© Hamid Blad

Eccoci a Novembre a Parigi.

Non solo Paris Photo 2014, ma tutto il mese si riempie di mostre e appuntamenti fotografici con il Mois de La Photo Off 2014.  Noi abbiamo intervistato il fotografo Hamid Blad, in mostra in 58 Rue Greneta, all’interno del percorso Palais Royale-Beaubourg, vicino alla metropolitana Sebastopol, dal 6 al 30 novembre 2014. Il suo progetto si intitola Barbie Blad e l’ha realizzato con una tecnica fotografica ottocentesca. Gli abbiamo fatto qualche domanda per saperne di più…

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© Hamid Blad

Cosebelle Mag: Ciao Hamid, raccontaci qualcosa su di te per rompere il ghiaccio… Com’é vivere da Hamid, com’é strutturata una tua giornata, cosa fai la mattina quando ti svegli?

Hamid: Vivo e lavoro nel centro di Parigi, e passo le mattine a redarre nuovi progetti artistici. Nel pomeriggio resto nel mio studio fotografico per incontrare clienti per scattare qualche fotografia o porto avanti qualche progetto parallelo.

CB: Come ti sei interessato alla fotografia?

H: Sono appassionato di fotografia da vent’anni! La considero un’attività naturale ed estremamente concreta, che mi da l’impressione di catturare momenti interessanti e di vita quotidiana. Mi piace dire che “faccio” e non “scatto” fotografie. Il mio obbiettivo è fare in modo che le persone cerchino il significato in un’immagine. Non cerco la bellezza in sè o come ideale, ma mi piace indurre il lettore d’immagini a mettere in dubbio le cose o provocare in lui un sentimento. E’ un rischio che corro.

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© Hamid Blad

CB: Come è nata l’idea di un progetto sulle Barbie?

H: Tutto è iniziato da una vecchia Barbie dimenticata da qualcuno a casa mia. Dalla vista di quell’oggetto è nata l’idea della serie. Sicuramente ha giocato un ruolo importante il fatto che sono originariamente un fotografo ritrattista. Il lavoro di Andy Wharol sulla Barbie mi ha aiutato a pensare di rappresentare la Barbie come un oggetto di consumo di massa. La Barbie ha un che di universale, piace a tutti in tutto il mondo, a tutte le generazioni, a tutti i livelli.

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CB: Le bambole che fotografi sembrano umane, mostri ogni dettaglio del volto con attenzione. C’é una ricerca sociologica alla base del tuo lavoro riguardo alla rappresentazione della donna nella cultura pop contemporanea?

H: Esattamente, è questa l’idea. Ho studiato la storia sociologica della Barbie a lungo, ho lavorato poi moltissimo sul lato estetico di queste bambole. Volevo animarle, dare loro un’ espressione personale. Allo stesso tempo, il processo che uso per stampare, al collodio, da alla bambole una certa imperfezione. La grana infatti crea dei difetti all’immagine e permette ancora una volta di umanizzarla.

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© Hamid Blad

CB: Il processo al collodio è un processo fotografico molto antico, che risale ai primi del ‘900, realizzato usando lastre di vetro “inumidite” da collodio e nitrato d’argento. Come mai hai fatto questa scelta?

H: Nonostante sia molto contemporaneo nei miei gusti, mi sono innamorato di questo antico processo di stampa al collodio (o wet plate photography).  Slow photo è un po’ come lo slow food, che adoro. Mi da gli strumenti per includere le imperfezioni, la grana. La camera oscura mi affascina, per il fatto di produrre fotografie in maniera artigianale. Questo processo di apprendimento nel padroneggiare il tempo è propriamente ciò che caratterizza il mio lavoro fotografico: uno studio sul Tempo.

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© Hamid Blad

CB:  Sei ora in mostra a Parigi all’interno del Mois de la Photo – Off. C’é qualche lavoro di altri fotografi che ha catturato la tua attenzione?

H: Ce ne sono molti. Direi che Richard Avedon, Nadar e Pieter Hugo sono gli artisti che mi hanno ispirato in generale.

CB: Ultima domanda di rito, il nostro magazine si chiama Cosebelle, che significa Beautiful Things, qual è per te una cosa bella?

H: Domanda difficile. Per me la bellezza é sempre molto personale. La bellezza dovrebbe essere qualcosa che ha un impatto sullo spettatore. Qualcosa che disegni un sentimento nelle persone. Come nell’espressione “La bellezza è negli occhi di chi guarda”.

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English follows –>

CB: Hi Hamid, tell us something about yourself… how is structured a day on Hamid’s life? From when you wake up till when you go to sleep….

Hamid: I live and work in the centre of Paris, spending mornings usually a lot of time preparing the “avant prod” for new artistic projets.  In the afternoon I am in my Parisian photostudio* either for customer meetings to photograph individuals or to realize a collision project shooting.

CB:  How did you become interested in photography? 

H: Since 20 years I’m passionate about photography. It is a natural and very concrete activity which gives the impression of capturing moments of interest and especially daily life. I like to say I « make” rather than « take” pictures. Make “people search for the meaning in an image” is my objective.  I do not search for the beauty as such or as an ideal, but I like to entice the reader of images to questions things or rather provoke a sentiment. It is a risk I take.

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© Hamid Blad

CB: How did you come up with the idea of a project on the famous Barbie doll?

H: It started simply with seeing an old barbie doll left by a child at my home. With the idea, a series started from there.  Of course there is also the link, that I’m originally a portraitist photographer after all. I like also series from Andy Wharol. It made me think of representing the « barbie doll » an object of mass consumption. The Barbie is universal, it appeals to everyone around the world, all generations, all classes confused.

CB: The dolls you photographed seem almost human, why were you interested in showing their faces in details? Is there a sociological question on women representation in pop culture? What are the main points of your research?

H: This is the idea exactly.  I studied whether any such an approach towards the story of the barbie doll had been made before. I worked enormously on the esthetic side of these dolls. I wanted to animate these Barbie dolls , giving them a personal expression.   At the same time, the colodion process gives the dolls an imperfection, the graines that damage the « perfect «  image, which in turn humanize them this way again.

CB: Your preferred media is analogue photography, in particular you use the collodium process which is an old and artisanal technique. What do you like the most about it?

H: Although I’m very contemporary in all my tastes, I have fallen in love with the old processes such as collodion (or wet plate photography ). Slow photo is a bit like slow food which I adore as well.  It provides me the tools to make something including its imperfections, the grains.  Also the dark room appeals to me and the fact of producing photos in an artisanal way. It is this process of mastering the time which currently dominates my photographic work.

CB: You are now on show at Mois de la Photo Off, in Paris, have you seen some works from other photographers that you like? 

H: There are many photograhers I like.  I can single out Richard Avdon, Nadar and Pieter Hugo as artists who inspired me.

CB: Last but not least, our magazine is called Cosebelle, which means Beautiful Things, what is for you a beautiful thing?

H:Very difficult question. For me beauty is always very personal. Beauty should always be something that has an impact or force on the image’s reader. Something that draws a sentiment from the people. As the ancient expression goes “Beauty lies in the eyes of the beholder”.

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© Hamid Blad

La fotografia su Cosebelle Mag è RIFATTI GLI OCCHI