© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

Hanno gli occhi di tonalità di azzurro e rosa, per il resto sono tutti bianchi. Sono creature delicate, la loro pelle non ha le difese per affrontare la luce, perché sono privi dei pigmenti melaninici che colorano di scuro la superficie del corpo, gli occhi e i capelli. Sono gli Albini i protagonisti del progetto Albinos del fotografo brasiliano Gustavo Lacerda. Ha voluto rivelarne la bellezza nascosta, ponendoli al centro di uno studio fotografico attrezzato con una luce artificiale soffice, che non offendesse i loro occhi. Il risultato è uno studio approfondito delle loro differenze, e una celebrazione della poetica delle loro figure. Incuriosite, lo abbiamo contattato per fargli qualche domanda.

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

English version follows 

COSEBELLE: Ciao Gustavo, ho visto le tue fotografie per la prima volta quest’anno a Parigi. Passeggiavo per il lungo fiume, al Photo Quai durante Paris Photo a novembre. Sono rimasta affascinata dalle persone che hai ritratto nella serie Albinos. Cosa ti incuriosisce degli albini?

GUSTAVO LACERDA: Gli albini vengono spesso discriminati, e poi c’é la questione della luce, molti di loro hanno difficoltà ad esporsi alla luce del giorno. Quindi sono persone che in un certo senso sono condannate dalla loro stessa natura a vivere nascoste. La mia idea era di portarli sotto i riflettori e metterli nella posizione di protagonisti.

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

CB: Chi sono le persone che hai fotografato, cosa fanno nella loro vita?

GL: Sono persone anonime, che ho incontrato per strada o cercato su internet. Molti di loro hanno una vita normale, contro ogni pregiudizio, sono insegnanti, studenti, ingegneri, psicologi. Sono persone come te, me, tutti, con forze e debolezze, persone nella norma.

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

CB: Nelle immagini che componi metti particolare attenzione agli abiti che indossano e allo sfondo. Come li scegli?

GL: Volevo enfatizzare i toni soffici e gentili di pelle e capelli, ma ho realizzato presto che ad invitarli nell’ambiente formale dello studio fotografico, in tutta la sua mise-en-scéne, li avrei toccati nel più intimo, e magari messi in imbarazzo. Così, ho deciso di intervenire sul vestiario, le acconciature e il trucco, così pure sullo sfondo. Oltre a controllare meglio l’estetica del risultato finale, il contesto ha creato un momento particolarmente speciale per loro. Era infatti la prima volta che posavano davanti alla camera, in un ambiente studiato apposta per loro. Credo sia la ragione di quel misto di sensazione cha danno le immagini, di orgoglio e vanità, ma anche imbarazzo e sofferenza.

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

CB: I tuoi soggetti sembrano quasi non reali, come delle bambole delicate. Con che luce hai creato questa atmosfera? Che macchina fotografica hai usato?

GL: Volevo far risaltare la loro bellezza unica. Ho usato un box con luce diffusa, costruito da me. L’idea era di avere una luce che potesse allo stesso tempo valorizzare la luminosità della pelle, e proteggere gli occhi, a causa della loro intolleranza alla luce. In questo progetto ho usato una Hasselblad con dorso digitale. Ultimamente però cerco di usare il grande formato, il banco ottico, perché il fatto di nascondere il fotografo dietro la tenda nera credo metta il soggetto più a suo agio, lo faccia sentire meno osservato, e così la gente si concede di più.

© Gustavo Lacerda

© Gustavo Lacerda

CB: Da dove prende ispirazione il tuo immaginario?

GL: Mi ispirano diversi artisti e le persone. Mi piacciono Antoon Van Dyck, Vermeer, Degas, Edward Hopper, Julia Margaret Cameron, Baudelaire, Fernando Pessoa, João Guimarães Rosa, Sergei Eisenstein, Mario Peixoto, Frida Kalo, Berenice Abott, Robert Frank, Richard Avedon, Robert Mapplethorpe and Patti Smith, Diane Arbus, Win Wenders, Michelangelo Antonioni, e tanti altri…

CB: Il nostro magazine si chiama Cosebelle Mag, cos’é per te una cosabella?

GL: Delicatezza e rispetto.

——————-

COSEBELLE:  Hi Gustavo, I saw your pictures for the first time this year in Paris at the Photo Quai during the Paris Photo exhibition, and I was fascinated by the people you portraited in the Albinos series. What does intrigue you about albinos people?

GUSTAVO LACERDA: People with albinism are very discriminated and, beyond that, they have very difficulty dealing with excess light of the day. So, they are people who were “condemned”  by their own nature to live hidden. My idea was to bring them to the spotlights of a studio and put them in the position of the protagonists.

CB: Who are the people that you photographed? What do they do in their life?

GL: They are anonymous people. People that I met on the street or on the internet. Most of them have a normal life and, despite any prejudices, they are teachers, students, engineers, psychologists and so on.They are people like you, me and everyone…with their strengths and weaknesses, ordinary people.

CB: In your pictures you take particular attention to the clothes they wear and to the backdrop. How did you chose them?

GL: My intention was to emphasize the soft and gentle tones of skin and hairs but I soon realized also that by inviting them into the formal ambient of a studio – with all its mise-en-scène – I would directly touch these people’s self-esteem. Thus, the choice to intervene in the clothing, the hairdos and the make up, as well as in the backdrop. Besides achieving more aesthetic control, all that production would make the moment more special for them. It was, in fact, something brand new to be in front of a camera in an ambient especially produced for that situation. I believe that this is the reason for the mixed feelings in all the pictures: a mix of pride and vanity, discomfort and uneasiness.

CB: Your subjects have something fictional in their skin and faces, as if they were not “real”, looking like delicate dools. Was that your intention? How did you organize the setting and the lights? Which camera did you use to take the pictures?

GL: My intention was to emphasize the unique beauty of them. I use a big box of light, very diffuse, constructed by myself. The idea was to have a light that, at the same time, could valorize the bright skin and protect the eyes (for their photophobia). In this project I used a Hasselblad with a digital back. On the other hand, I have lately increasingly used large format cameras and film in my projects, because I think that photography is so trivialized (everyone pointing a camera for you all the time), while when you use a large format camera and look to the portrayed through the black cloth, unconsciously,  there is an environment of  more respect and confidence, and people give you more.

CB: Where do you take your inspiration from?

GL: Art and people inspire me in general… I appreciate diversity, I especially like Antoon Van Dyck, Vermeer, Degas, Edward Hopper, Julia Margaret Cameron, Baudelaire, Fernando Pessoa, João Guimarães Rosa, Sergei Eisenstein, Mario Peixoto, Frida Kalo, Berenice Abott, Robert Frank, Richard Avedon, Robert Mapplethorpe and Patti Smith, Diane Arbus, Win Wenders, Michelangelo Antonioni, and so many others…

CB: Our magazine is called Cosebelle which means Beautiful Things, what is a beautiful thing for you?

GL: Beautiful things for me are delicacy and respect.