© William Egglestone, Dolls on Cadillac, 1973

© William Egglestone, Dolls on Cadillac, 1973

John Berger in Ways of Seeing lo aveva spiegato in poche parole, portando l’attenzione sulle diverse modalità dello sguardo: “Men look at women. Women watch themselves being looked at”. Una ricerca sulla bambola come oggetto oltre che come giocattolo non può non aprire una riflessione sul genere, e in effetti la storia delle bambole più famose è intrisa di discorsi su femminismo, oggettificazione della donna, rilevanza del contesto economico-culturale e impatto sociologico. Le fotografe Ilona Szwarc, Elena Dorfman e Fausa Facciponte raccontano la bambola nella sua estetica e in diverse funzioni sociali.

© Ilona Szwarc, American Girls

© Ilona Szwarc, American Girls

American Girl è un’azienda americana che produce bambole, con base a Middleton, Connecticut (incorporata a Mattel, che ha dato alla luce la famosissima Barbie). Il loro concept è “Helping girls become their very best”, e producono bambole personalizzate, create ad immagine e somiglianza di ogni singola piccola cliente.  Ilona Szwarc nella serie American Girls ne ha fotografato alcune con in braccio il loro clone in miniatura.

© Ilona Szwarc, American Girls

© Ilona Szwarc, American Girls

La trasformazione dell’ibrido in bambola avviene tramite un software che permette di decidere il colore degli occhi, dei capelli e della pelle tra 40 diverse combinazioni. E poi si sceglie che stile darle, se sarà sportiva, romantica, intellettuale o rock’n roll.

© Ilona Szwarc, American Girls

© Ilona Szwarc, American Girls

Ma ci sono anche le bambole per adulti, come quelle create in Sud California e vendute online per $6,000. Anche qui i clienti -udite, udite- possono decidere tra 9 facce e tipi di corpo, dai più minuti ai più giunonici. Dotate di organi genitali iperrealistici e funzionanti sono create per soddisfare i bisogni sessuali e affettivi dei loro proprietari, i protagonisti della serie Still Lovers di Elena Dorfman.

© Elena Dorfman 

© Elena Dorfman

Quello che era iniziato per me come curiosità giocosa” -racconta la fotografa- “documentare gli uomini che fanno sesso con 60 chili di donna sintetica, perfettamente formata, si è rapidamente trasformato in un’intensa esplorazione dei legami affettivi che esistono tra uomini e donne e le loro bambole. Questa esplorazione mi ha costretto a rivalutare le mia nozione di amore, e che cosa significa valutare un oggetto -a tutti gli effetti un sostituto dell’essere umano- come reale”.

© Elena Dorfman 

© Elena Dorfman

© Elena Dorfman 

© Elena Dorfman

Le bambole di Fausta Facciponte sono invece quelle dei mercatini dell’antiquariato -le bambole di una volta, come quelle sulla Cadillac di William Egglestone– sopravvissute al tempo e ai maltrattamenti dei loro compagni di merende a volte troppo maldestri. Chi con la palpebra a mezz’asta, chi senza ciglia, ci riportano indietro all’idea di gioco delicato, conservato in una scatola in cima all’armadio, con cui si poteva giocare solo una volta ogni tanto.

© Fausta Facciponte

© Fausta Facciponte