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© Anna Paola Buonanno

Anna Paola Buonanno ci invita a perderci per la città e usare il nostro smartphone come strumento d’esplorazione e di scoperta delle piccole cose belle nascoste. Ci spinge a varcare la soglia e entrare a guardare più da vicino, superando il confine tra pubblico e privato, almeno per il tempo di uno scatto. Scoprire Milano diventa scoprire se stessi nei rapporti con la città, quella vera, che si nasconde dietro l’atteggiamento sfacciato e altezzoso. Anna Paola è una giovane Interior Designer, l’abbiamo incontrata per farci raccontare la serie fotografica Fakeinteriors, perché siamo d’accordo con lei: perdersi è meraviglioso.

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© Anna Paola Buonanno

COSEBELLE MAG: Ciao Anna Paola, hanno la bellezza dei luoghi scoperti per caso gli androni delle case che hai fotografato a Milano nella serie Fakeinteriors. Come scegli gli ingressi da fotografare?

ANNA PAOLA BUONANNO: Mi lascio condizionare solo dai sensi e dalla curiosità. L’attenzione per il linguaggio architettonico dovuto alla mia formazione da progettista ha fatto il resto. Così ho aperto uno di quei grossi portoni in legno che disegnano le facciate dei palazzi di Milano e mi sono soffermata a guardare quei pochi metri quadri di spazio, notando come quest’ultimi abbiano molto di più da raccontare che la loro semplice funzione di zone di smistamento. I Situazionisti ritenevano che sono i nostri sensi a fare di noi ciò che siamo e che sono le sensazioni suscitate in noi, a nostra insaputa, a condizionarci in un senso o nell’altro. In questo gioco di sensi e di scoperta, l’architettura ha su di noi un impatto determinante poiché modella il nostro modo d’essere. Dunque di una stessa città ognuno può creare una propria mappa personale, semplicemente lasciandosi guidare dall’istinto. Da questa riflessione nasce Fakeinteriors, una collezione di soglie milanesi che attraverso la catalogazione di questi spazi cerca di raccontare Milano. Fakeinteriors è dunque il racconto di una Milano astratta, senza luogo e tempo: una collezione dove ognuno è libero di trovare il proprio ordine lasciandosi guidare dal proprio istinto.

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© Anna Paola Buonanno

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© Anna Paola Buonanno

CB: Dici che è una ricerca in corso e il tuo strumento inseparabile è lo smartphone, quante fotografie hai scattato finora? 

APB: Per ora il mio “perdersi” nella città mi ha portato a fotografare circa una sessantina di ingressi, ma la serie è in continua crescita. Utilizzo la fotografia come uno strumento di conoscenza: non una lettura emotiva, ma veicolo per registrare quell’architettura “anonima” poco indagata. I miei scatti sono una sorta di appunto che segno quando esploro la città. Per questo motivo mi affido all’unico mezzo che ho sempre a disposizione: il mio smartphone. Quindi niente obiettivo, niente pellicole ma solo un’immagine immediatamente condivisa con quella stessa collettività che quotidianamente valica quei passaggi, ma dai quali molto spesso non trae alcuna esperienza.

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© Anna Paola Buonanno

CB: I pavimenti, le pareti, le vetrate e ai cancelli sono parti molto decorative, tanto da poter diventare vere e proprie textures, non possiamo non notarle guardando le tua immagini. Cosa ti affascina di questi elementi?

APB: Le decorazioni, l’artigianalità, l’armonia, lo stilema architettonico sono alcune delle caratteristiche da notare una volta attraversati questi spazi. Purtroppo viste singolarmente molte di queste caratteristiche non vengono quasi mai notate. Quando vengono raggruppate e mostrate insieme acquistano una nuova dimensione estetica e un forte impatto visivo. Chi guarda queste foto vive così una nuova esperienza basata sulle diversità formali e decorative dei singoli ingressi raccolti in un’unica galleria di immagini.

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© Anna Paola Buonanno

CB: La tua serie parla di soglie, di quel limite fisico tra interno ed esterno, spazio privato dell’appartamento e spazio pubblico della strada. Ma parla molto anche di Milano, con un po’ di nostalgia. Cos’é che vorresti trattenere di Milano, che senti che sta scomparendo? 

APB: Questi passaggi sono come la banchina di una nave appena approdata in un luogo sconosciuto, danno inizio ad un processo di scoperta del luogo, diverso in relazione all’ora d’arrivo. Una volta attraversata quella banchina, quella pavimentazione in marmo, si scopre di essere approdati in una metropoli caotica e sovraffollata dove l’architettura per farsi sentire necessita di eccezioni visive. O viceversa, da quella situazione caotica, ci si può rifugiare in un cortile costellato da una miriade di minuzie, che forse rendono quello spazio confinato da palazzi il luogo dell’intimità. Milano è una città che va scoperta e non è per niente scontata: molti degli ingressi fotografati si aprono al pubblico solo a determinati orari, per poi richiudersi su se stessi. A mio parere Milano sta perdendo quest’intimità, questa sua riservatezza.

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© Anna Paola Buonanno

 

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© Anna Paola Buonanno

CB: A proposito di Milano, qual é un posto in particolare che consiglieresti, da visitare o fotografare? 

APB: Ognuno è un esploratore della quotidianità e la città è fatta dai nostri comportamenti, dalle nostre scelte quotidiane, per questo più che indicare un posto da visitare vorrei invitare chi percorre sempre le stesse strade a perdersi nelle città. Andare in giro a piedi senza meta ed orario, scegliendo il percorso non in base alle proprie conoscenze, ma in base a ciò che si vede intorno come se fosse la prima volta.

CB: Ok. L’ultima è una domanda di rito. Il nostro magazine si chiama Cosebelle Mag, qual’é per te una cosa bella? 

APB: Trovare il tempo per lasciarsi andare.