All I Own. Tu e ciò che possiedi, in una fotografia.

La fotografa svedese Sannah Kvist non si perde in chiacchiere inutili e vuole centrare l’obiettivo: chiama i suoi amici, tutti nati negli anni ’80, e chiede loro di ammucchiare i relativi possedimenti in una stanza sola, per poter scattare le fotografie simbolo di una generazione. La sua, la mia.

Giovani che incredibilmente, per la prima volta in Svezia, sono più poveri dei loro genitori e si trovano a dover fare i conti con la mancanza di lavoro e contratti, con una sorta di instabilità e trasloco perpetuo da una dimora all’altra.

Criticati e definiti “materialisti ed egocentrici”, i miei coetanei svedesi in realtà non mi sembrano mostrare alcun lusso o ricchezza particolare: le cose le possiedono e le comprano, certo, ma la maggior parte degli oggetti sono lì perché definiscono un’identità precisa e non perché sono solo il risultato di un certo tipo di consumismo.

Immagini belle che aiutano a riflettere: allo stesso modo dell’autrice mi trovo a combattere quotidianamente contro la mia sindrome dell’accumulo compulsivo, retaggio culturale per eccellenza che proviene dalle nostre nonne. Sono stata cresciuta a ritmo di “non si butta via nulla”, sarà difficile cambiare.

fonte: Zeit Online