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Klaxons.

Negli anni ’90, ovvero negli anni che, data la mia età, avrebbero dovuto segnare la mia formazione musicale, non ho rispolverato (come molti di voi hanno fatto) i vinili dei miei genitori. Un giradischi ce l’avevamo, a dire la verità, ma in un anno indefinito precedente la mia nascita s’è rotta la puntina, mi dicevano, e non l’hanno più cambiata. So che i miei avevano i vinili di Battisti, Baglioni e Ricchi e Poveri, ché se fossi stata loro coetanea ai tempi di questi acquisti, li avrei guardati con sospetto e dell’alto delle mie zeppe e pantaloni scampanati avrei detto: “mà, pà, quanto siete mainstream!”. Non che ora, passati pure gli anni zero, con qualche finanza ed ombra di razionalità in più, mi venga voglia di comprare un giradischi. Sono nata e cresciuta con musica pessima, ereditata dalla sorella più grande nella fase peggiore (a cavallo tra medie e liceo) e presa in supplemento con Tutto, Tv Stelle, e Tribe. Fino all’arrivo del terribile impianto hi-fi, di quelli grandi in plastica metallizzata che quand’erano nuovi avevano pure gli adesivi con scritto quant’erano potenti, casse enormi ma che se mettevi il volume un po’ più altino gracchiava tutto. Costava centomilalire e te lo regalavano alla cresima. Però leggeva i cd ed io ero la tredicenne più felice del mondo. Ho moltissimi singoli in vinile (7 pollici), ma li compro per manie di collezione e per svuotare la carta prepagata nelle mie nottate solitarie su Recordstore. E poi i vinili sono belli. Preferisco mille volte i vinili ad addobbare la mia stanza, ché invece ritagli di riviste con volti e corpi di sconosciuti.

Negli ultimi anni ’90 ascoltavo Bon Jovi (chissà se al tempo Jon portasse già il parrucchino), i fratelli The Corrs ed i fratelli Hanson. Gigi D’Agostino lo lasciavo ai miei ignoranti compagni di classe che popolavano le discoteche seminterrate la domenica pomeriggio. Però ora Gigi D’Agostino ha la pagina fan “le frasi di Gigi D’Agostino” ed è un poeta moderno. In barba a chi sta appoggiato sul muro e parla con la ragazza di qualcuno, in barba a chi dice che se non suoni a San Siro non sei nessuno ma hai bisogno di scriverlo sulla tua pagina facebook perché con l’approvazione di gente che si tatua i tuoi deliri sulla schiena ti senti più figo. Gigi D’Agostino pompava nelle casse prima che ci pompasse l’ultimo album degli Editors, soprattutto perchè non ce lo vedo un tamarro di provincia al volante della sua Lancia Ypsilon bordeaux del ’99 pompare di brutto In This Light And On This Evening. Io della vera musica degli anni ’90 non ci capisco niente (la situazione cambia di poco anche negli anni successivi, cambia che ora mi atteggio un sacco) e strabuzzo gli occhi quando la scritta rave anni ’90 mi lampeggia davanti ed io non so cosa sia. No, perché dicono che i Klaxons (UK) riprendano questo genere. A rigor di logica, se rifanno la rave, ora sarebbe new rave? Ah, quelli che si vestono colorati? Carlo Pastore degli anni migliori? No?

Qualunque cosa suonino, sono bravi. E’ anche vero che il loro primo album, Myths Of The Near Future, datato 2007, dura complessivamente una quarantina di minuti e va benone così perché di più solo chi va ai rave (quelli veri) riesce a reggerli. Diciamo che è un disco impegnativo, non da sottofondo ad una lettura leggera, o per un viaggio in treno. D’altra parte, aziende produttrici di creme anti-acne, scrub, maschere anti-pelle gggiOvane (vd. unta et brufolosa) amano la musica giovane e colorata dei Klaxons e ci vanno giù pesante di jingles e sottofondi per i loro spot. Perché non hanno nemmeno torto, in questa pubblicità si vede la tipa che si risciacqua la faccia impura (nel senso che è piena d’impurità) con dell’acqua fresca (da un rubinetto inesistente) e sotto partono loro con i-uh uh uh uuuh. Sono freschi, sono giovani, sono colorati, perfetti. Sono una pubblicità vivente della Garnier. E si aggiudicano il Mercury Prize. Tre anni dopo tornano comodi e tranquilli con Surfing The Void. Zia Pithfork li stava già aspettando al varco armata di falce sghignazzando, i cavalieri dell’Apocalisse, New, Musical ed Express pure.

Surfing The Void, signori miei, ha stupito tutti, alla faccia della regola “il secondo album fa matematicamente schifo”. Sono meno giovani, meno freschi, fanno più casino (musicalmente e mediaticamente, come non ricordare il sobrissimo videoclip di Twin Flames), non mi sono soffermata a lungo sui testi ma secondo me sono pure più saggi.

Le frasi dei Klaxons. Sono fan.